Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/600

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   556 i n f e r n o   xxi. [v. 106-117]

è di sopra, e Malacoda dice pur di quell’uno che vedevano, perchè nol potea negare; ma delli altri mentiva, dicendo ch’erano interi e questo facea per impedir l’andata di Dante. E questo finge l’autor, per mostrare a noi moralmente come ci dobbiamo guardare di credere ai demoni, dicendo ancora la verità: però che il fanno a fine d’ingannare. E seguita Malacoda, per dar fede alla sua bugia, et aggiugne la cagione occultamente, narrando il tempo quando fu rotto quel ponte che veniva verso loro, dicendo: Ier, più oltre cinque ore, che quest’otta; cioè che ieri fu venerdi’ santo, secondo che appare nel primo canto, più innanzi che quest’ora ch’ era la prima ora del sabato santo, cinque ore; e così s’intende che fosse alla sesta ora: imperò che cinque e una fanno sei, Mille dugento con sessanta sei Anni compièr; cioè compietter alla sesta ora, ieri, che qui la via fu rotta; cioè in questo ponte, e questo fu nella passion di Cristo: imperò che alla sesta, quando Cristo fu passato, s’apersono li monumenti e le pietre si spezzarono, e il velo del tempio si stracciò; et allora finge Dante che rovinasse la ripa del settimo cerchio, come appare di sopra nel xii canto, e questi ponti sopra la sesta bolgia, e la cagione fu assegnata di sopra. E per questo si può provare che Dante intendesse, per mezzo del cammin di nostra vita li 35 anni: imperò che Dante finge che avesse questa demostrazione dell’inferno la notte del venerdi’ santo, incominciando dalla sera; e stesse nell’inferno la notte del venerdi’ e il sabato santo; e la notte del sabato santo in sull’aurora n’uscisse, come Cristo stette nel limbo, quanto all’anima; e nel sepolcro, quanto al corpo, che correa quell’anno mcclxvi dalla passion di Cristo, e debbavisi aggiugnere anni xxxiii e mesi tre che Cristo era vivuto, e nove mesi che stette nel ventre della madre; e così sarebbono mccc, e Dante visse in questo mondo anni lvi, secondo che si truova, e morì nel mcccxxi secondo che appare nel suo monimento a Ravenna. Levando dunque di lvi anni li xxi anni, rimane xxxv, adunque Dante aveva xxxv anni quando si trovò smarrito nella selva, la notte del giovedi’ santo sopra il venerdi’ santo di marzo. E questo numero studiosamente puose l’autore, perchè si potesse comprendere quel tempo ch’elli intendea per lo mezzo del cammin di nostra vita; e quando ebbe elli questa fantasia, che fu nel mccc il venerdi’ notte, di’ primo di marzo sopra il sabato santo, et ancora la notte del sabato e lo sabato infino all’aurora della pasqua; e lo riconoscimento dell’errore il giovedì santo sopra lo venerdi’. Et aggiugne: Io mando verso là di questi miei: cioè compagni, dice Malacoda a Virgilio et a Dante, A riguardar, se alcun se ne sciorina; di quelli barattieri 1 fuor della

  1. C. M. di questi moccobellatori fuor