Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/608

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564 i n f e r n o

103Per un ch’io son, ne farò venir sette,
     Quando sufolerò, com’è nostr’uso1
      Di fare a lor che fuor alcun si mette.
106Cagnazzo a cotal motto levò il muso,
      Crollando il capo, e disse: Odi malizia2
      Ch’elli à pensato per gittarsi giuso.
109Ond’ei ch’avea lacciuoli a gran dovizia,3
     Rispuose: Malizioso son io troppo,
      Quand’io procuro a’ miei maggior tristizia.
112Alichin non si tenne, e di rintoppo
      Alli altri, disse a lui: Se tu ti cali,
      Io non ti verrò dietro di gualoppo;
115Ma batterò sopra la pece l’ali:
      Lascisi il colle, e sia la ripa scudo,
      A veder se tu sol più di noi vali.
118O tu, che leggi, udirai nuovo ludo:
      Ciascun dall’altra parte li occhi volse,
      Quel prima, ch’à ciò fare era più crudo.4
121Lo Navarrese ben suo tempo colse;
      Fermò le piante a terra, et in un punto
      Saltò, e dal proposto lor si tolse.5
124Di che ciascun di colpa fu compunto;
      Ma quei più, che cagion fu del difetto,
      Però si mosse, e disse: Tu se’ giunto.6
127Poco li valse: chè l’alie il sospetto7
      Non potero avanzar; quelli andò sotto,
      E quei drizzò, volando suso, il petto.

  1. v. 104. C. M. sufilerò,
  2. v. 107. C. M. Grollando
  3. v. 109. C. M. divizia,
  4. v. 120. Il Codice Antaldino legge così « Quel prima, che a ciuffare era più crudo ».
  5. v. 123. si sciolse.
  6. v. 126. si mosse, e gridò
  7. v. 127. C. M. Ma poco i valse: che l’ali