Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/610

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566 i n f e r n o   xxii.


C O M M E N T O


Io vidi già cavalier ec. In questo xxii canto l’autor nostro continua lo suo cammino trattando, ancora della quinta bolgia; e dividesi principalmente in due parti, perchè prima pone come seguitarono il loro cammino e lo strazio che fu fatto di uno peccatore che fu giunto da quelli demoni; nella seconda pone che fine ebbe il fatto di colui, et all’ultimo il loro dipartire dalla compagnia de’ demoni, quivi: Lo Duca dunque ec. La prima parte si divide in sei parti, perchè prima pone come li demoni si partirono, et ellino con loro; nella seconda pone il processo del loro cammino, e dimostra in che modo vedea de’ peccatori, quivi: Noi andavam ec.; nella terza pone come uno peccatore rimaso alla riva fu tirato, e come fu concitato Rubicante contra lui, quivi: E come all’orlo ec.; nella quarta, come Dante priega Virgilio che sappi chi elli è, quivi: Io sapea già di tutti ec.; nella quinta, come Virgilio pregato da Dante domanda chi elli è, e com’elli si manifesta, quivi: Lo Duca mio gli s’accostò ec.; nella sesta, come fu straziato da’ demoni, quivi: E Ciriatto, a cui ec. Divisa la lezione, ora è da vedere la sentenzia litterale. Dice adunque cosi:
     Io Dante vidi già cavalier muover campo e cominciar battaglia e far lor mostra, e tal volta ricogliersi per scampare; e vidi fare scorrerie per la terra vostra, o Aretini, e vidi andar gualdane e ferire in torneamenti e correre a giostre, quando con trombe e quando con campane, quando con tamburi e con cenni di castella; cioè fuochi o fummi e con cose nostrali 1 e con istrane: e mai non vidi muovere cavalieri e pedoni con sì fatta ceramella, come quella con che si mossono li demoni, nè mai vidi muover nave a segno di terra o di stella. Noi andavamo Virgilio et io, dice Dante, coi dieci demoni: ahi fiera compagnia che quella era! ma nella chiesa conviene che l’uomo si truovi coi santi, et in taverna coi ghiottoni, e nell’inferno coi demoni. Io era pur inteso alla pegola, per vedere ogni contegno di quella bolgia e della gente che v’era incesa dentro. E fa una similitudine che, come li dalfini quando fanno cenno 2 ai marinari con l’arco della schiena, che s’argomentino di campar lor legno alla fortuna 3 che viene; così tal volta alcuno di quelli peccatori mostrava il dosso, per alleggerire la pena, et appiattavasi in meno che uno baleno: e come stanno li ranocchi all’orlo di uno fosso col muso fuori e tutto l’altro tengono nell’acqua; così stavano d’ogni parte i peccatori; ma quando s’appressava Barbariccia con la sua brigata, si

  1. C. M. nostrate
  2. C. M. fanno segno
  3. C. M. dalla fortuna