Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/698

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654 i n f e r n o   xxv. [v. 94-102]

non ne puose veruna sì mostruosa; et imperciò fa menzione di due che furono molto mostruose, le quali recita Ovidio predetto; cioè di Cadmo e d’Aretusa. Onde doviamo sapere che nel libro terzo della detta opera finge che Cadmo figliuolo del re Agenore di Sidonia mandato per lo padre a cercare Europa sua figliuola, li comandò che non tornasse se non la ritrovasse, onde si rimase in Grezia 1; e come detto fu a lui, così alli altri due suoi fratelli; cioè Fenice dal quale fu detta Fenicia la contrada dove rimase, et a Cilice dal quale fu denominata Cilicia la contrada ove rimase. Questo Cadmo, pervenuto in Grezia, in una contrada che si chiama Boezia per lo bue che vi trovò quivi, ove edificò la detta citta, e volendola edificare, mandò i compagni per l’acqua alla fonte 2 chiamata Dirce e Castalio: quivi era uno serpente che, combattendo con loro tutti, li uccise; onde in ultimo v’andò elli e combattè col serpente et ucciselo; e moriendo lo serpente mise la voce: Tu sarai veduto serpente. Onde Cadmo prese li denti del serpente e seminolli, e nacquono d’essi denti uomini armati i quali combattendo insieme, tutti s’uccisono l’uno con l’altro, salvo che cinque i quali furono poi con Cadmo a edificare la città chiamata Tebe, de’quali si truovano nominali due 3; Etion et Ogige. E fatta la città, subito crebbe in grande stato; ma dopo la felicità seguitò la miseria e le persecuzioni grandi, onde Cadmo credendo che quelle sciagure venissono tutte per la sua disavventura, come dice lo prefato autore nel quarto libro della detta opera, volendo liberare la patria, andò con la donna sua in Illiria; cioè in Ischiavonia; e pervenuto in una contrada, che v’è una città chiamata Enchelia, vedendo uno serpente, ricordatosi di quello che gli avea detto il serpente ch’elli uccise alla fonte 4 Castalio, ragguardandolo e dicendo: Or foss’io, come quel serpente, Cadmo fu mutato in serpente e similmente la moglie; e di questo fa menzione l’autor nostro. Finge ancora Ovidio nel detto libro quinto che Alfeo idio di uno fiume così chiamato, che è in Grezia appresso a una città chiamata Elis, s’innamorò d una ninfa chiamata Aretusa, la quale volendo servare verginità fuggiva da lui: un giorno d’istate essendo grande caldo, Aretusa si spogliò ignuda per bagnarsi nel detto fiume; onde finge Ovidio che Alfeo, com’ella fu nel fiume, la volle sforzare, ond’ella uscie ignuda del fiume et incominciò a fuggire ignuda dall’altra parte del fiume, che quivi ov’ella avea lasciato li vestimenti. E così

  1. C. M. in Grecia — Grezia e Grecia pel consueto cambio del c in z, come offizio e officio, prenze e prence. Dante in una ballata disse lazzo per laccio, e il Petrarca in un matrigale trezze per treccie. E.
  2. C. M. al fonte chiamato
  3. C. M. si trova nominati due; cioè Enchion et Ogige.
  4. C. M. alla fontana