Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/747

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[v. 106-112] c o m m e n t o 703

disfaccia Pcnestrino, la quale era una città, o castello, de’ Colonnesi la quale era fortissima, sì che per niuno modo la poteva avere, e quivi stavano i Colonnesi e guerreggiavano Roma 1, per la nimicità ch’aveono col papa. Lo Ciel poss’io serrare e disserrare; cioè io sono papa, e posso dare e togliere lo Cielo a cui io voglio; e questo non si dee intendere se non da ordinata potenzia: imperò che chi non avesse quel che si richiede al sacramento della penitenzia, come detto è di sopra, non potrebbe essere assoluto dal papa, Come tu sai; questo dice, perchè ogni fedel cristiano dee sapere che il papa può ogni cosa, non errante la chiave; però son due le chiavi; queste due chiavi significano le due potenzio ch’à il papa, l’una è la sentenzia 2 del discernere; e l’altra è la potenzia del giudicare; cioè del serrare e dell’aprire, secondo la sentenzia di Cristo che disse a san Piero: Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam .......... Et tibi dabo claves regni coelorum. Et quodcumque ligaveris super terram, erit ligatum et in coelis; et quodcumque solveris super terram, erit solutum et in coelis. — Che il mio antecessor non ebbe care; questo dice per papa Celestino che rifiutò il papato, come fu detto di sopra, nel terzo canto.

C. XXVII — v. 106-112. In questi due ternari finge l’autore che il conte, continuando suo parlare, manifesta lo frodolente consiglio che diede a papa Bonifazio, per lo quale elli finge che sia dannato, dicendo: Allor; cioè quando il detto papa ebbe detto quel che è detto di sopra, mi pinser li argomenti gravi; cioè m’indussero li argomenti gravi ch’avea fatti il papa, perch’io dessi lo consiglio; questi argomenti stavano in questo, cioè: Se io conte Guido taccio, mosterrò ch’io tengo che non mi possa assolvere e che non abbi l’autorità ch’elli à;e così avrei mostrato di credere contra la determinazione di santa Chiesa, e così avrebbe potuto procedere contro a me d’eresia; e questo finge Dante che inducesse il conte Guido, e però seguita: Onde il tacer mi fu avviso il peggio; cioè mi parve peggio a tacere, che a dire, E dissi: Padre, da che tu mi lavi Di quel peccato, ov’io mo cader deggio; cioè, poiché tu m’assolvi del peccato, nel quale caggio dandoti lo consiglio, ecco ch’io ti do il consiglio, Lunga promessa con l’attener corto Ti farà triunfar sull’alto seggio; cioè promettere assai et attenere poco ti farà avere vittoria de’tuoi nimici: triunfare è avere vittoria, sull’alto seggio; cioè in su l’alta sedia del papato, nella quale degnità tu se’; e così fece papa Bonifazio: imperò che fece trattare della pace coi Colonnesi e promise loro ciò ch’essi vollono, e rimise messer Iacopo e messer

  1. C. M. Roma, per la ingiuria del papa.
  2. C. M. l’una è la scienzia del discernere;