Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/752

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708 i n f e r n o

49A me, che morto son, convien menarlo
      Per lo Inferno quaggiù di giro in giro:
      E questo è ver così, com’io ti parlo.
52Più fur di cento, che quando l’udiro,
      S’arrestaron nel fosso a riguardarmi
      Per maraviglia, obliando il martiro.
55Or dì a fra Dolcin dunque che s’armi,
      Tu che forse vedrai lo Sole in breve,
      S’ello non vuol qui tosto seguitarmi,
58Sì di vivanda, che stretta di neve1
      Non rechi la vittoria al Navarrese2
      Ch’altrimenti acquistar non saria leve.3
61Poiché l’un piè per girsene sospese,
      Maometto mi disse esta parola,
      Indi a partirsi in terra lo discese.4
64Un altro, che forata avea la gola
      E tronco il naso in fin sotto le ciglia,
      E non avea ma che una orecchia sola,5
67Restato a riguardar per maraviglia
      Con li altri, innanzi alli altri aprì la canna,
      Ch’era di fuor d’ogni parte vermiglia,
70E disse: Tu, cui colpa non condanna,
      E cui io vidi su in terra latina,6
      Se troppa simiglianza non m’inganna,
73Rimembriti di Pier da Medicina,
      Se mai torni a veder lo dolce piano,
      Che da Vercelli a Marcabò dichina.

  1. v. 58. C. M. Sì di vidanda, che stretto di nieve.
  2. v. 59. al Noarese
  3. v. 60. C. M. lieve.
  4. v. 63. C. M. lo distese,
  5. v. 66. Ma che; più che, se non che, dal latino magis quam. E.
  6. v. 71. C. M. vidi in su terra latina,