Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/76

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   32 i n f e r n o   i. [v. 31-42]

cioè dinanzi alla mia vista, Anzi impediva tanto il mio cammino; cioè la salita del monte, Ch’io fui per ritornar più volte volto; cioè per ritornare a dietro. Et a dimostrare che vincea questo impedimento, se gli altri non fossono seguìti, descrive il tempo, dicendo: Temp’era del principio del mattino; cioè era l’aurora, principio della mattina, E il Sol montava su; al nostro emisperio, con quelle stelle; cioè essendo in quel segno del zodiaco; cioè nell’ariete che è uno segno de’ dodici segni del cielo, sotto i quali lo sole fa il corso suo in uno anno, stando uno mese o poco più o meno in ciascuno. Onde a mezzo marzo, o quindi presso, entra nell’ariete, e sta di dentro intorno di 30 di’, di prima che ne sia uscito1: però che ogni segno è 30 gradi, et ogni di’ lo sole ne passa uno, sì che intorno a mezzo aprile2 dura il sole nello ariete3 e poi entra nel tauro4 e così discorre per tutti. E dice montava su: imperò che, benchè lo sole vada contra il primo mobile, ogni di’ per lo moto del primo mobile e’ gira5 una volta tutto lo cielo nel suo circulo. Aggiugne: Ch’eran con lui; cioè col sole, quando l’Amor Divino, cioè lo Spirito Santo, Mosse da prima; cioè dal principio della creazione del mondo, quelle cose belle; cioè lo primo mobile, le stelle del cielo; cioè lo fermamento, ove sono le stelle fisse e le6 sette pianete7 E per questo si comprende che l’autore avesse questa fantasia, la notte sopra il venerdi’ santo di marzo: imperò che in tal mese, essendo lo sole trovatosi nell’ariete8, s’incominciò il movimento del primo mobile del fermamento e delle pianete, et incominciò Idio questa opera del mondo la domenica, et ogni di’ fece alcuna opera, come appare nel Genesi, et il venerdi’ fece l’uomo, e lo sabato si riposò, compiuta la sua opera; e però volse9 il detto venerdi’ di marzo sostenere passione e ricomperare l’uomo, perchè in tale di’ l’avea creato; e questo fu da mezzo marzo in là, o poco innanzi, e che fosse di marzo si pruova per questo testo (Canto xxi) quando dice: Ier più oltre cinque ore che quest’otta Mille dugento con sessantasei Anni compier che qui la via fu rotta. Et aggiugne poi: Sì ch’a bene sperar m’era cagione Di quella fiera la gaetta pelle, L’ora del tempo e la dolce stagione. E per questo significa onde avea speranza di

  1. C. M.  entra in ariete et infine addi’ xxx ne pena ad uscire.
  2. C. M.   sicchè a mezzo aprile o a presso.
  3. C. M.  dura sotto ariete.
  4. C. M.  entra sotto tauro e così.
  5. C. M.  girato per tutto.
  6. C. M.  o li VII pianeti.
  7. Il nome pianeta presso gli antichi rinviensi ora nell’uno, ora nell’altro genere, e spesso anche oggi dalla bocca del popolo si ode in genere feminile.  E.
  8. C. M.  essendo lo sole sotto ariete.
  9. Volse, perfetto di volere, voce tuttora in uso: qui riesce più acconcia, che l’altra volle.   E.