Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/800

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756 i n f e r n o

22Ma nè di Tebe furie, nè troiane1
      Si vider mai in alcun tanto crude,2
      No in punger bestie, non che membra umane;3
25Quant’io vidi in due ombre smorte e nude4
      Che mordendo correvan di quel modo,
      Che porco, quando del porcil si schiude.
28L’una giunse a Capocchio, et in sul nodo
      Del collo l’assannò, sì che tirando,
      Grattar li fece il ventre al fondo sodo.
31E l’Aretin, che rimase tremando,
      Mi disse: Quel folletto è Gianni Schicchi,
      E va rabbioso altrui così conciando.
34Oh, diss’io lui, se l’altro non ti ficchi5
      Li denti a dosso, non ti sia fatica
      A dir chi è, pria che di qui si spicchi.
37Et elli a me: Quella è l’anima antica
      Di Mirra scelerata, che divenne
      Al padre fuor del dritto amore amica.
40Questa a peccar con esso così venne,
      Falsificando sè in altrui forma,
      Come l’altro, che là sen va, sostenne,
43Per guadagnar la donna della torma,
      Falsificare in sè Buoso Donati,
      Testando, e dando al testamento norma.
46E poi che i due rabbiosi fur passati,
      Sopra cui io avea l’occhio tenuto,
      Rivolsilo a guardar li altri mal nati.6

  1. v. 22. C. M. Mai
  2. v. 23. C. M. vider in alcun
  3. v. 24. C. M. Non punger
  4. v. 25. C. M. Vidi due ombre
  5. v. 34. Oh, dissi lui,
  6. v. 48. C. M. Mi volsi a riguardar li altri dannati.