Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/891

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c a n t o   xxxiv. 847

103Ove la ghiaccia? e questi come fitto
      Di sotto sopra? e come in sì poca ora1
      Da sera a mane à fatto il Sol tragitto?
106Et elli a me: Tu imagini ancora
      D’esser di là dal centro, ov’io mi presi
      Al pel del vermo reo, che il mondo fora.
109Di là fosti cotanto, quant’io scesi:
      Quand’io mi volsi, tu passasti il punto,
      Al qual si traggon d’ogni parte i pesi;
112E se’ or sotto l’emisperio giunto,
      Ch’è opposito a quel, che la gran Secca
      Coverchia, e sotto il cui colmo consunto
115Fu l’uom che nacque e visse sanza pecca:
      Tu ài li piedi in su piccola spera,
      Che l’altra faccia fa della Giudecca.
118Qui è da man, quando di là è sera;
      E questi che ne fe scala col pelo,
      Fitto è ancora, sì come prima era.
121Da questa parte cadde giù dal Cielo:
      E la terra, che pria di qua si sporse,
      Per paura di lui fe del mar velo,
124E venne all’emisperio nostro; e forse,
      Per fuggir lui, lasciò qui il luogo voto
      Quella che par di là, e su ricorse.
127Luogo è là giù da Belzebub remoto,
      Tanto quanto la tomba si distende,
      Che non per vista; ma per suono è noto
130D’un ruscelletto, che quivi discende
      Per la buca d’un sasso, ch’egli à roso2
      Col corso che lì avvolge, e poco pende.

  1. v. 104. Sì sotto sopra?
  2. v. 131. C. M. che è roso