Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/134

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   122 p a r a d i s o   i v. [v. 106-117]   

così può l’uomo volere con voluntà respettiva quel che non vorrebbe secondo la voluntà assoluta; ma può essere che l’uomo s’inganni nel discernere qual sia maggior male e qual minore, et allora si fa quel che non si dè, come è stato detto di sopra; e come fece Gostanza, com’io abbo detto di sopra, che elesse lo minor bene parendoli fuggire maggior male che non fuggitte e che non arebbe fuggito, se avesse seguitato lo maggior bene. E però è vero che Gostanza colla voluntà assoluta sempre tenne la religione; ma colla respettiva no, e però vero dico io Beatrice che intendo della volontà respettiva, e vero dice Piccarda 1 che intese della volontà assoluta; e così è soluto lo dubbio. Dice così: A questo punto; cioè che toccato è di sopra di Gostanza, vollio che tu pense; cioè tu, Dante, Che la forza al voler si meschia; cioè si fa una cosa insieme, e fanno; cioè la forza e la voluntà meschiata insieme, Sì, che scusar non si posson l’offense: imperò che vi concorre la voluntà. Vollia assoluta; cioè senza alcuno rispetto, non consente al danno; non può la voluntà 2 volere lo male quantunqua piccolo, Ma consentevi ’ntanto; cioè al danno la voluntà libera, quanto teme, Se si ritrà; dal danno al quale è costretta, cader in più affanno; cioè in maggior danno che quello a che consente: imperò che, come fu detto nel principio di questo canto, lo men male àe apparenzia di bene, e però tra du’mali disequali cade elezione alla voluntà sforzata. Però quando Piccarda questo spreme; cioè manifesta ciò che fu detto di Gostanza di sopra da lei, cioè ch’ella tenne affezione del velo, Della vollia assuluta intende; cioè Piccarda, secondo la quale niuno può volere lo male, et io; cioè Beatrice intendo, De l’altra; cioè voluntà, cioè respettiva che cade tra du’ beni, circa due mali l’uno maggior che l’altro, sì, che ver diciamo insieme; cioè ella dice vero, et io vero. Cotal fu l’ ondeggiar del santo rio; cioè lo parlare della santa Teologia che, come lo rio gitta una onda sopra l’altra; così Beatrice parlando gittò l’uno dubbio sopra l’altro co le soluzioni, Ch’uscì del Fonte; lo qual rio uscitte della fonte viva, cioè della sapienzia increata, ond’ogni ver deriva; cioè dal quale fonte vivo ogni vero descende in noi omini: imperò che da Dio viene ogni verità. Tal; cioè ondeggiar, puose in pace; cioè in riposo d’ozio, uno e altro disio; cioè l’uno e l’altro desiderio ch’io avea: imperò ch’io avea desiderio d’avere la soluzione dei primi due dubbi che furno mossi di sopra, e dell’altro che nacque quinde, sicchè ora rimaseno sazi li desidèri dell’autore. E però elli, congratulando e facendoli festa, la ringrazia, come apparrà nell’altra parte che seguita.

C. IV— v. 118-132. In questi cinque ternari lo nostro autore finge

  1. C. M. disse Piccarda
  2. C. M. la volontà libera volere