Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/162

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   150 p a r a d i s o   v. [v. 133-139]   

cioè coi raggi del Sole: è sì presso la spera di Mercurio a quella del Sole, e così quella di Venere, che in uno anno o poco più tutti e tre l’anno lo corso suo, come ene 1 stato detto di sopra. Questo; cioè quello che detto è, diss’io; cioè Dante, diritto a la lumerà 2, cioè alla luce et a lo splendore, Che; cioè la quale, pria; cioè prima, m’avea parlato; come appare di sopra, onde; cioè per la qual cosa, ella; cioè la lumera, fessi; cioè fece sè, Lucente assai più; cioè più assai splendida che prima fusse; e però dice: di quel ch’ell’era; cioè di quello splendore nel quale prima era; e questo fu segno che in lei crebbe la carità e lo sapere, ragguardando Iddio.

C. V— v. 133-139. In questi due ternari et uno versetto lo nostro autore finge come 3 si fe fatto lo spirito beato detto di sopra, apparecchiandosi a rispondere alla dimanda fatta da lui, dicendo così: Siccome ’l Sol; ecco che arreca una similitudine, cioè che siccome lo Sole quando è a la terza, che colli suoi raggi a consummati li vapori terresti elevati, si cela per lo troppo splendore sì che non si può guardare nella sua rota; così si celò lo spirito, che prima avea parlato, co la sua luce, che; cioè lo quale Sole, si cela; cioè s’appiatta, elli stessi 4 Per troppa luce; cioè per troppo splendore ch’elli abbia allora; et assegna la cagione, quando el caldo; cioè quando lo caldo suo. cioè del Sole, à rose; cioè àe consumato, Le Temperanze dei vapori spessi; cioè li vapori spessi che si levano dalla terra per temperare lo caldo suo, cioè del Sole. Per più letizia sì mi si nascose; cioè lo detto spirito mi s’appiattò nel suo splendore cresciuto in lui come, era cresciuto lo fervore della carità, lo quale in tanto crebbe che s’appiattò nella sua luce, Dentro al suo regno; cioè d’esso beato spirito, la figura santa; cioè quello spirito lo quale era santo, che si rappresentava in tale figura a l’autore quale fu detta di sopra. E così chiusa chiusa; cioè la detta figura velata nel suo splendore; et è qui conduplicazione colore rettorico, in quanto replica chiusa due volte, mi rispuose; cioè a me Dante, Nel modo; cioè fu la risposta, che ’l seguente canto canta; cioè che seguiterà ora, lo quale fia la risposta dello spirito beato, che di sopra à parlato secondo la fizione dello autore. E qui finisce lo canto quinto, et incominciasi lo canto sesto.

  1. Ene; ee, è, perchè gli antichi, come ora il popolo, oltra l’ e aggiugnevano talvolta un’ n a cessare l’ accoppiamento delle due vocali. E.
  2. Lumera; lumiera, l’ i come in penserò ec. E.
  3. C. M. come lo spirito beato, che li parlava si fece assai più splendido che prima per la carità che in lui s’ accese, apparecchiandosi a rispondere alla sua dimanda, inducendo una similitudine che dice così:
  4. Stessi ; presso gli antichi veniva talora adoperato come soggetto singolare, a guisa d’ egli, cotesti ec. E.