Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/164

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   152 p a r a d i s o

22Tosto che colla Chiesa mossi i piedi,
     A Dio, per grazia, piacque d’ ispirarmi1
     L’ alto lavoro, e tutto a lui mi diedi.
25Et al mio Belisan commendai l’ armi,2
     Cui la destra del Ciel fu sì coniunta,
     Che segno fu ch’ io dovesse posarmi.
28Or qui a la question prima s’ appunta
     La mia risposta; ma la condizione3
     Mi stringe a seguitar alcuna iunta,
31Perchè tu veggi con quanta ragione4
     Si muove contra ’l sacro santo segno,
     E chi ’l s’ appropria e chi a lui s’ oppone.
34Vedi quanta virtù l’ à fatto degno
     Di riverenzia, e cominciò dall’ ora
     Che Pallante morì per darli regno.
37Tu sai che fece in Alba sua dimora5
     Per tre cento anni et oltre, e fine al fine
     Che’ tre e tre pugnar per lui ancora.6
40E sai che fe dal mal de le Sabine
     Al dolor di Lucrezia in sette regi,
     Vincendo intorno le parti vicine.7
43Sai quel che fe portato da li egregi8
     Romani contra Brenno, e contra Pirro,9
     E contra li altri principi e collegi:10
46Onde Torquato, e Quinzio che dal cirro
     Negletto fu nomato, e Deci e Fabi11
     Ebber la fama che volentier mirro.

  1. v. 23. C. A. di mostrarmi
  2. v. 25. C.A. Belisar
  3. v. 29. C. A. ma sua condizione
  4. v. 31. Veggi; desinenza che ne fa meglio discernere la seconda persona del presente congiuntivo. E.
  5. v. 37. C. A. ch’ el fece
  6. v. 39. C. A. Che i tre a tre
  7. v. 42. C. A. le genti vicine
  8. v. 43. C. A. E quel ch’ el fe
  9. v. 44. C. A. incontro a Brenno, incontro a
  10. v. 45. C. A. Incontro agli
  11. v. 47. C. A. i Deci, e i