Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/205

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e passò in Grecia ad Epiro, e quine fu fatto Pompeio imperadore dello esercito, e Cesari diede volta e tornò a Roma e spogliò l’erario e pagò li suoi cavalieri, dividendo loro lo tesoro della camera di Roma, e tutti gli onori si fece concedere dal popolo. E sentendo che in Ispagna si tenea per lo senato Ilerda sotto Petreio, Affranio 1, cavalcò subitamente per la Provenza in Ispagna, e reggendosi a Marsilia, perchè li Marsilliesi non volseno obedire, anco tenevano la fede al senato di Roma, vi puose l’oste e lassòvi per capitano dell’ oste Quinto lo quale fu vinto in terra da’ Marsilliesi; unde venendo poi per mare co le galee, sconfisse li Marsilliesi et ebbe la città. Et in quel mezzo Cesari se n’andò in Ispangna, e vinto Petreio et Affranio, avendo recato a sua devozione tutto l’occidente, tornò a Roma, e di quinde se n’andò in Grecia; e dando sconfitte al senato e ricevendone, quando cacciando e quando essendo cacciato, pervennono amenduni li eserciti in Tessaglia e quine combattettono; nella qual battaglia fu sconfitto Pompeio, e fuggito in Egitto fu dicapitato dal re Tolomeo. E Cesari, perseguitatolo per mare, andò insin quine dove fu Troia 2, e volse vedere tutte l’antichità della gente troiana, della quale elli avea l’origine; e sentendo che Pompeio era ito in Egitto, andò in Egitto et inamorossi di Cleopatra sirocchia e moglie del re Tolomeo, e stettevi due anni. E trovato che lo re li faceva trattato contra, lo fece uccidere; e poi sentendo che l’esercito del senato si raunava in Affrica sotto Catone e Sesto e Gneo figliuoli di Pompeio, e che lo re Iuba gli dava aiuto, e già v’ era morto Scipione che v’era per Cesari, andossene là; e morto Catone et Iuba, perseguitò li figliuoli di Pompeio che fuggittono in Ispangna; et iunto Gneo in una città che si chiama Munda e morto, Sesto fuggì in Sicilia et andò corseggiando per mare, lo quale poi dopo lungo tempo fu vinto da Agrippa cugnato d’Ottaviano. Compiuta la battaglia, da Munda Cesari tornò in Roma, et, essendo signore del tutto, stette due anni e poi fu morto da Bruto e Cassio, consentente lo senato, con 24 ferite di stili d’ariento nel Capitolio, e dagli altri che ferno altrettanto. Et infine a questo punto l’autore tocca nel testo, fuorchè della morte di Cesari, dicendo così: Poi presso al tempo; dice Iustiniano a Dante, secondo che l’ autore finge, dopo li triunfi di Scipione e di Pompeio, li quali furno molto di lungi l’uno da l’altro, e dopo la sedizione catilinaria, presso al tempo, che tutto ’l del volle Ridur; cioè ridurre, lo mondo; cioè lo reggimento del mondo, a suo modo sereno; cioè a suo chiaro modo, cioè del cielo; e dice che tutto ’l del volle, per dare ad intendere che gli effetti quaggiù si produceno de le cagioni superiori, e dalle influenzie del cielo; ma

  1. C. M. Petreio et Affranio,
  2. C. M. Troia , della quale elli avea l’ origine;