Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/259

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c a n t o   viii. 247   

19Vidd’ io in essa luce altre lucerne
     Muoversi ’n giro più e men correnti,
     Al modo, credo, di lor viste eterne.
22Di fredda nube non disceser venti
     O visibili o no tanto festini,
     Che non paressono impediti e lenti1
25A chi avesse quei lumi divini
     Veduto a noi venir, lassando ’l giro2
     Pria cominciato in gli alti Serafini;
28E dietro a quei che più ’nanzi appariro
     Sonava Osanna sì, che unque poi
     Di riudir non fui senza disiro.
31Indi si fece l’un più presso a noi,
     E solo incominciò: Tutti siam presti
     Al tuo piacer, perchè di noi ti gioi.3
34Noi ci volgian coi Principi celesti4 5
     D’un giro, d’un girare e d’una sete,
     Ai quali tu nel mondo già dicesti:6
37Voi, che intendendo il terzo Ciel movete;
     E siam sì pien d’amor, che per piacerti
     Non fia men dolce un poco di quiete.
40Possa che gli occhi miei si furo offerti
     A la mia donna riverenti, et essa
     Fatti li avea di sè contenti e certi,
43Rivolsersi a la luce, che promessa
     Tanto s’avea, a dir: Chi siete, fue7
     La voce mia da grande affetto impressa.8

  1. v 24. C. A. paresson
  2. v. 26. C. A. Veduti a noi venir, lasciando
  3. v. 33. C. A. pur che di noi t’ingioi.
  4. v. 34. C. A. volgiam co’
  5. v. 34. Volgian; prima persona plurale comune ai nostri classici. E.
  6. v. 36. C. A. del mondo
  7. v. 44. C. A. e: Di chi siete,
  8. v. 45. C.A. di grande