Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/294

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cioè li suo’ figliuoli, che sono semente del padre, Ma disse: Taci, ecco che si scusa perchè non li dice: imperò che li puose silenzio dicendo: Ma disse a me Dante lo detto Carlo: Tace quello che io t’ò detto, dice l’autore, e lassa muover gli anni; cioè muovere le cose che sono avvenute: lo tempo si muove, e muove gli effetti delle cose che vegnano in esso, Sì ch’io; cioè per la qual cosa io Dante, poi ch’elli m’à posto silenzio, non posso dir; alcuna cosa speziale; ma in generale sì, e però dice: se non che pianto Iusto: imperò che iustamente fia punito chi ingannerà e farà male, verrà di rieto ai vostri danni; ecco quel che io posso dire, cioè che voi riceverete danni; ma chi ne fi’ cagione iustamente ne fia punito; e qui finisce l’autore l’apostrofa, e ritorna a la sua materia. E già la vista; cioè lo ragguardamento, di quel lume santo; cioè di quello spirito beato detto di sopra, Rivolta s’era al Ben; cioè a Dio che è sommo bene: li beati sempre ragguardano Iddio, e però come finse che si partisse da quel ragguardamento quando li parlò; così finge che ora sia ritornato al ragguardamento del sommo bene, che la riempie; cioè che li dà piena refezione, Com’a quel ben; cioè com a sì fatto ben, ch’a ogni cosa è tanto; cioè ad ogni cosa è tanto quanto fa bisogno: imperò che ogni cosa riempie e contenta. E però adiugne ora una esclamazione, riprendendo gli uomini che sono negligenti a sì fatto bene, dicendo: Ahi anime ingannate; cioè umane, ingannate da beni mondani che sono falsi et ingannevili, e fatture empie; cioè fatture inique del vostro fattore: impia fattura è quella che non seguita lo suo fattore, et impia creatura è quella che non seguita lo suo creatore, Che; cioè le quali, da sì fatto ben; come è quello che è detto di sopra, torcete i cuori; cioè rimovete le vostre intenzioni: lo quore significa la intenzione: Iddio non vuole se non li nostri cuori, unde dice: Fili, praebe mihi cor tuum: non dovrebbe l’uomo intendere ad altro che a Dio, lui amando, lui desiderando, et ogni cosa a lui referendo, Drizzando in vanità; cioè nelle cose vane del mondo che paiano buone e non sono, sì come in suo fine, le vostre tempie; cioè le vostre sentenzie e li vostri intendimenti, iudicando pur quelli essere li vostri veri beni, li quali non sono nè possano essere se non breve tempo, et anco non ànno in sè pieno contentamento! Seguita.

C. IX — v. 13— 24. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come uno altro spirito beato si fece inverso lui per parlare con lui, poi che ’l primo si fu ito via; e per questo dà ad intendere che, determinata la materia detta di sopra, si diè a trattare d’altra materia. Dice così: Et ecco un altro di quelli splendori; cioè uno altro di quelli beati spiriti, che erano nel corpo di Venere, Ver me; cioè verso me Dante, si fece; per voler parlarmi, e ’l suo voler pia-