Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/338

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vile, e così dimostra in el detto libro. Lo corpo; cioè del detto Boezio, und’ella; cioè del qual corpo, cioè la detta anima, fu cacciata; questo dice, perch’elli fu morto in Pavia in Lombardia, dove elli era relegato e posto in esilio dal re Teodorico che era a quello tempo re dei Romani, perchè resistea a la sua tirannia, e però andando una mattina a la chiesa a la volta d’uno cantone li fu dato uno colpo tra ’l capo e’l collo dai suoi emuli che ne mandò il capo; lo quale capo elli ricevè nelle sue mani e ripuoseselo in sul collo et andò a la chiesa, e tanto visse ch’elli si confessò, e rimissesi ne le mani del sacerdote, e fu sotterrato nella chiesa di santa Maria in Cieldauro, che 1 ene dei frati; e però dice: giace Giuso; cioè nel mondo, in Cieldauro; cioè nella chiesa di santa Maria Cieldauro in Pavia 2, et essa; cioè anima di Boezio, da martiro: imperò che, per dire la verità e per risistere a la tirannia del re, fu morto, E da esilio; cioè da sbandeggiamento: imperò che quine l’avea lo detto re relegato, venne a questa pace; cioè a la beatitudine che tu vedi, dice santo Tomaso a Dante. Et oltra li dimostra tre altri spiriti che seguitavano, dicendo: Vedi oltre; cioè a la beatitudine più là tu, Dante, fiammeggiar; risplendere e rendere fulgore, l’ardente spiro; cioè l’ardente spiramento, cioè lo spirito, D’Isidoro; questi fu santo Isidoro che fece molti libri, tra gli altri quello de l’Etimologie, di Beda; questi fu prete e fu grande teologo, e di Ricciardo; questi fu anco grande teologo, Che; cioè lo quale Ricciardo, fu più che viro 3 a considerar; cioè fu più che uomo a considerare le sentenzie della Santa Scrittura, et in questo avanzò la possibilità umana, cioè in comprendere collo intelletto e pensare li motivi e le ragioni delle cose comprese nella Santa Scrittura. Seguita.

C. X — v. 133-148. In questi cinque ternari et uno versetto lo nostro autore finge che santo Tomaso predetto compia lo suo ragionamento e lo circulo di quelli spiriti che erano in cerchio, e come ritornorno poi a girare al modo usato, dicendo: Questi; cioè questo ultimo spirito de’dodici, unde; cioè dal quale partendosi, a me; cioè Tomaso d’Aquino, ritorna il tuo riguardo; cioè lo tuo ragguardamento, cioè di te Dante, perch’elli è l’ultimo et io sono lo primo, È il lume d’uno spirto; lo quale è dentro in esso, che ’n pensieri Gravi; venuto, si debbe intendere, a morire li parve esser tardo; cioè gli parve troppo indugiare a morire: imperò che arebbe voluto morire più tosto. Essa è la luce eterna di Sigeri; ecco che manifesta chi fu, cioè maestro Sigeri 4 che lesse Dialettica in Parigi,

  1. C. M. che è de’frati eremitani de l’ordine di santo Augustino, e però
  2. Di codesta chiesa non rimane ora alcun vestigio, ed una iscrizione che parla della morte di Boezio leggesi nell’atrio della Chiesa di sant’Iuvencio. E.
  3. Viro; uomo dal vir de’Latini. E.
  4. Dante conobbe a Parigi questo maestro Sigeri di Brabante. E.