Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/342

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   330 p a r a d i s o

22Tu dubbi, et ài voler che si ricerna1
     In sì aperta e sì distesa lingua
     Lo dicer mio, che ’l tuo sentir si scerna,2
25Ove dinanzi dissi: U’ ben s’impingua;3
     E là, u’ dissi: Non surse ’l secondo;4
     E qui è opo che ben si distingua.5
28La Providenzia, che governa ’l mondo
     Con quel consiglio, nel qual ogni aspetto
     Creato è vinto, pria che vada al fondo:
31Però ch’ andasse ver lo suo diletto
     La sposa di Colui, ch’ ad alte grida
     Disposò lei col sangue benedetto,
34In sè sicura, et anco in lui più fida,
     Due principi ordinò in suo favore,
     Che quinci e quindi li fussen per guida.6
37L’un tutto fu serafico in ardore,7
     L’altro per sapienzia in terra fue
     Di cherubica luce uno splendore.
40Dell’un dirò: perocchè d’ambedue
     Si dice, l’un pregiando, qual om prende,8
     Perchè ad un fine fuor l’opere sue.9
43Intra Tupino e l’acqua che discende
     Del colle eletto dal beato Ubaldo,
     Fertile costa d’alto monte pende,
46Unde Perogia sente freddo e caldo
     Da Porta Sole, e di rieto li piange
     Per grave iugo Nocca con Gualdo.10

  1. v. 22. C. A. Tu di ed ài voler che ti si cerna
  2. v. 24. C. A. che al tuo sentir si sterna,
  3. v. 25. C. A. Un ben s’
  4. v. 26. C. A. Non nacque secondo;
  5. v. 27. C. A. uopo
  6. v. 36. C. A le fusson
  7. v. 37. C.A. L’un fu totto
  8. v. 41. C. A. qual ch’uom
  9. v. 42. C. A. fur l’opere
  10. v. 48. C. A. giogo Nocera