Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/400

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     388 p a r a d i s o   xiii. [v. 1-21]   

serti dei beati spiriti detti di sopra, e ritenga; cioè lo lettore, l’image 1; cioè l’imaginazione, ch’elli arà fatto ne la sua fantasia al modo ch’io l’insegnerò, Mentre ch’io dico; cioè in questo mezzo ch’io Dante dico l’adattazione della cosa, ch’io voglio assimigliare a questa imaginazione: imperò che, se egli perdesse la cosa imaginata, non intenderebbe la cosa che si dè assimigliare, se non si facesse la similitudine, o vero l’imagine da capo, come ferma rupe; cioè come ferma pietra di monte, che non si muove, Quindici stelle; ecco la prima parte di quello che dè lo lettore imaginare, cioè che quindici stelle che sono ne l’ottava spera del fermamento del primo grado, come Alfraganodice cap.xix nel suo libro de la Forma del mondo ec.; cioè di maggiore lume e di maggior corpo che tutte l’altre, e però dice poi, che ’n diverse plage 2; cioè le quali quindici stelle in diverse parti e contrade del cielo sparte: imperò che non sono in uno medesimo luogo, Il Ciel; cioè l’ottava spera del fermamento, avvivan; cioè rendono vivo e splendido, di tanto sereno; cioè di tanta chiarità, Che soverchia; cioè che la detta chiarità avanza, dell’arte ogni compage; cioè ogni comunione dell’artificio che Iddio à fatto: imperò che nell’ottava spera non è stella, che queste quindici non avanzino in splendore. Et adiunge ora l’altra cosa che vuole che lo lettore imagini, dicendo: Imagini; ancora lo lettore nel suo pensieri, quel carro; cioè quelle sette stelle che sono nel polo artico che sono quattro innanti, cioè due e due e poi tre in filo l’una dopo l’altra, e la terza viene da lato non per linea diritta, che si chiama l’Orsa maggiore, della quale è stato detto di sopra, a cui; cioè al qual carro, il seno Basta del nostro Cielo; cioè lo grembo del nostro cielo artico che è dentro dal paralello artico, cioè settentrionale: imperò che fanno quello giro tra di’ e notte in 24 ora 3, e notte e giorno; cioè basta al suo girare: imperò che tra di’ e notte compie la sua rota e circuizione e ritorna al punto onde s’è partito, Sì ch’al volger del temo non vien meno; cioè per sì fatto modo li bastano 24 ore che sono tra di’ e notte, che non vegnano meno innanti che abbia compiuto la sua revoluzione; e chiama temo le tre stelle che vegnano di rieto in filo, unde potrebbe altri dubitare che lo carro andasse a drieto: imperò che le quattro vanno innanti e le tre che sono lo temone, dirieto, e così è questo al movimento uniforme del primo mobile; ma quanto al movimento dell’ottava spera che va in cento anni uno grado, lo timone va innanzi; ma questo movimento non si comprende

  1. Image; imagine, dall’imago latino e terminato in e per cagione di uniformità, come compage più innanzi ec. E.
  2. Plage; plaghe, per l’ordinaria fognatura dell’h. E.
  3. Ora, adoperato anco in plurale senza che vari la desinenza, come duca, papa, pera e simili. E.