Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/424

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109Di corno in corno e da la cima al basso1
     Si movean lumi, scintillando forte
     Nel congiungersi ’nsieme e nel trapasso.
112Così si veggion qui diritte e torte,
     Veloci e tardi, rinovando vista,
     Le minuzie dei corpi lunghe e corte
115Muoversi per lo raggio, onde si lista
     Tal volta l’ombra, che per sua difesa
     La gente con ingegno et arte acquista.
118E come giga et arpa in tempra tesa
     Di molte corde fan dolce tintinno
     A tal, da cui la nota non è intesa;
121Così da’ lumi che lì m’apparinno2 3
     S’accollie per la Croce una melode,
     Che me rapiva senza intender l’inno.4
124Ben m’accors’io ch’elli era d alte lode:
     Però che a me venia: Risurgi e vinci,
     Com’a colui che non intende et ode.
127Io m’innamorava tanto quinci,
     Che ’nfin a lì non fu alcuna cosa,
     Che me legasse con sì dolci vinci.
130Forsi la mia parola par troppo osa,
     Posponendo ’l piacer delli occhi belli,
     Nei quai mirando, mio disio à posa.
133Ma chi s’avvede che i vivi suggelli
     D’ogni bellezza più fanno più suso,
     E ch’io non m’era lì rivolto a quelli,5

  1. v. 109. C. A. e tra la cima e il basso
  2. v. 121. C. A. de’ lumi
  3. v. 121. Apparinno, dalla terza singolare apparì duplicato l’n alla consueta giunta del no. E.
  4. v. 123. C. A. mi rapiva
  5. v. 135. C. A. non era