Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/453

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     [v. 25-36] c o m m e n t o 441

di pari grado costoro, che sono stati poi con coloro che furno ne la primitiva chiesa. E ch’elli finga che messer Cacciaguida trascorresse dal destro corno per la lista de la croce giuso al gambo de la croce a parlamentare con lui, figura che Dante non fu di sì fatto stato, nè di sì fatto merito, e però non finse sè essere ine la croce; ma giù a basso; unde se voleva fingere che messer Cacciaguida parlamentasse con lui, conveniva, per fare verisimile la sua fizione, ch’elli figurasse che descendesse a lui. Et ancora perchè dovea dire con lui delle cose del mondo e de le condizioni di Fiorenza, degnamente finse che venisse a lo estremo de la croce, e non uscisse della croce, a significare che nessuno beato è mai, nè può essere senza suo premio. Seguita.

C. — XV v. 25-36. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come 1 lo spirito, disceso che fu messer Cacciaguida, rincominciò a parlare, dicendo cosi: Sì pia; cioè sì pietosa, l’ombra d’Anchise; cioè troiano, padre d’Enea del quale fu detto nella prima cantica, si porse; cioè si mostrò ad Enea; (Se fede merta nostra maggior Musa; cioè se si debbe dare meritevilmente fede a la maggior nostra Musa, cioè a Virgilio et al poema suo che è lo maggiore che sia apo 2 li Latini: quasi dica: Se si dè credere a Virgilio, che si 3 li debbe credere che’l merita); e dice nostra maggior Musa: imperò che appresso li latini Poeti Virgilio è lo maggiore. Quando in Elisio; questo è lo nono cerchio, che finge Virgilio che sia di sotto nella terra, nel quale Enea trovò Anchise suo padre, secondo che finge Virgilio che sia di sotto ne la terra, e chiamasi et interpetrasi luogo de’ pietosi, del figliuol s’accorse; cioè d’Enea che era disceso a lui, secondo che finge Virgilio nel vi de la sua Eneide. Osanguis meus; lo nostro autore finge che quello beato spirito, che era disceso al piè de la detta croce, parlasse con lui et incominciasse come detto è, che è posto da l’autore in Grammatica 4, per innovare lo suo modo del parlare, che viene.a dire: O sangue mio: imperò che Dante era disceso da lui, che era stato suo terzo avo, sicchè ben si conveniva che lo chiamasse sangue suo, o super infusa Grata Dei; tutto questo ternario l’autore àe posto in Grammatica, e questo viene a dire: O grazia d’Iddio venuta di sopra e messa in Dante da Dio; e desi tenere detto per esclamazione, a dimostrare ammirazione de la virtù de l’autore e della grazia a lui conceduta da Dio, sicut tibi, cui Bis unquam Caeli janua reclusa! Anco questo viene con ammirazione, e

  1. C. M. come quello spirito desceso a parlare con lui fu messer Cacciaguida, del quale ditto è di sopra, dicendo:
  2. C. M. appo i Latini; quasi dica che meritevilmente si li dè credere, Quando
  3. Si li. Si osservi come i Classici usano anche invariate le particelle ronominali. E.
  4. Grammatica; latino. E.