Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/455

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     [v. 37-48] c o m m e n t o 443

di quello che io vedeva. Ecco che rende la cagione, per che si meravigliava di Beatrice: Chè; cioè imperò che, dentro alli occhi suoi; cioè a li occhi di Beatrice, ardeva un riso; cioè risplendeva una allegrezza: nelli occhi ridenti, cioè allegri, si dimostra 1 allegrezza, Tal; cioè sì fatto riso, ch’io; cioè che io Dante, pensai co’miei; cioè occhi, toccar lo fondo; cioè l’ultimo fine, De la mia grazia; cioè 2 de la mia beatitudine, che io per grazia d’Iddio debbo ricevere, e del mio paradiso; cioè e de la mia felicità, che io debbo avere vedendo Iddio. E questo è secondo la lettera; secondo l’allegoria si dè intendere ch’elli ragguardò l’uno e l’altro intelletto de la santa Scrittura; nei quali intelletti, cioè litterale e spirituale, vidde tanto d’ardore di carità e di letizia essere stato nei martiri e nei combattitori per la santa fede, che a lui si mosse uno ardore e fervore di carità in verso Iddio, che a lui parve essere nella beatitudine eterna e ne la beata vita.

C. XV — v. 37-48. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come lo detto spirito adiunse a quello, che di sopra aveva incominciato, cose parte non intelligibili da lui e parte sì, dicendo: Inde; cioè di poi, lo spirto; cioè predetto, iocondo ad udire: imperò che diceva cose dilettevili e piacevili, e vedere: imperò che era risplendente e pieno 3 di fervore di carità e de la luce de la beatitudine, Iunse al suo principio; cioè a quello che fu detto di sopra, cioè: O sanguis meus ec., — cose; quali fussono quelle cose che elli iunse al suo principio, ogni sottile ingegno le può imaginare per lo antecedente e per lo susseguente: imperò che l’autore adiunge: Ch’io; cioè che io Dante, nolle ’ntesi; cioè le dette parole, sì parlò profondo; così profondo si pone per alto; et adiunge 4, Nè per elezion; cioè nè studiosamente, nè voluntariamente, mi si nascose; cioè s’appiattò a me lo detto spirito nel suo parlare, Ma per necessità; cioè ma si soprapuose al mio intelletto necessariamente; et assegna la cagione: chè ’l suo concetto; cioè imperò che ’l suo concetto, cioè lo pensieri del suo intelletto, Al segno de’mortal; cioè a la possibilità de lo intelletto umano, si soprapuose 5: l’umano intelletto è limitato e terminato, et oltra li suoi termini non può andare. Puote l’umano intelletto comprendere le creature e le cose create

  1. C. M. si dimostra la letizia de l’animo: che s’intenda per li occhi è stato dichiarato in più luoghi di sopra, Tal;
  2. C. M. cioè della mia felicità che io debbo ricevere,
  3. C. M. pieno di luce, di beatitudine e di carità, Giunse
  4. C. M. profondo, cioè sì parlò alto, avanzando lo nostro intelletto: come alto si pone per profondo; così profondo per alto; et
  5. C. M. si soprapuose; cioè si puose più alto che aggiunga l’umano intelleto: l’umano intelletto