Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/482

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     470 p a r a d i s o   xvi. [v. 28-45]   

voi eravate garsone; et usa permutazione, colore usato da lui molto in questa terza cantica, trasmutando a Fiorenza l’ovile: imperò che si dice ovile la casa ne la quale lo pastore guarda le pecore sue la notte; così santo Ioanni Batista è guardatore de’ Fiorentini, come lo pastore de le sue pecore, e Fiorenza è lo suo ovile come è la stalla de le pecore del pastore, e chi eran le genti Tra esso; cioè dentro ad esso ovile, degne di più alti scanni; cioè di maggiore onore imperò che chi è più onorevole si suole ponere a sedere in più alto grado; cioè chi erano li cittadini più onorevili; e questa è la quarta dimanda.

C. XVI — v. 28-45. In questi sei ternari lo nostro autore finge come messer Cacciaguida, dimostrato prima grande fervore di carità, rispuose ai suoi dimandi, dicendo cosi: Come s’avviva; cioè come diventa vivo, Carbone in fiamma; cioè lo carbone del fuoco, sicchè fa fiamma, per soffiar di venti: imperò che lo soffio del vento è quello che suscita la fiamma del carbone; ecco che fa una similitudine, così vidd’io; cioè io Dante, quella Luce risplender; cioè la luce, in che era lo spirito di messer Cacciaguida, ai miei blandimenti; cioè a le mie lusinghe; e questo finge l’autore, per mostrare l’accendimento de la carità. E come alli occhi miei; cioè di me Dante, si fe più bella; cioè quella luce, cioè più splendida, Così con voce più dolce e soave; cioè che non era stata quella di prima, Ma non a questa moderna favella; cioè ma non al modo, che parlo ora io Dante, Dissemi; cioè disse a me lo detto spirito. Da quel di’, che fu detto Ave; cioè da l’Angelo Gabriello a la Vergine Maria, cioè dal di’ de la incarnazione del nostro Signore Iesu Cristo, Al parto in che; cioè nel qual parto, mia madre, che; cioè la quale, è or santa: imperò che è in vita eterna; ecco che manifesta come la madre è anco in eterna salute, S’alleviò; cioè s’alleggeritte, di me; cioè di me Cacciaguida, cioè parturitte me, ond’era grave; cioè del quale era grave et era gravida, Al Sol Leon; cioè al segno chiamato Leone, che allora si dice Sol Leone quando lo Sole è in esso, cinquecento cinquanta E trenta fiate; cioè 580 volte, venne questo foco; cioè venne questo pianeto che si chiama Marte, nel quale noi ci rappresentiamo, come è stato detto di sopra, A rinfiammarsi; cioè ad accendersi più di caldo, sotto la sua pianta; cioè sotto la pianta del detto Leone, cioè sotto lo detto segno: imperò che tutti li pianeti sono più bassi, che ’l zodiaco: imperò che ’l zodiaco è nell’ottava spera. Per questo vuol dare ad intendere che 580 volte s’era coniunto Marte col segno del Leone, essendo lo Sole in esso, sicchè s’era coniunto Marte col Sole sotto lo Leone che è casa del Sole; e questo non può avvenire in meno di due anni sicchè due volte 580 fa 1160, piochè 1160 anni erano passati da la incarnazione di Cristo a