Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/495

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     [v. 137-147] c o m m e n t o 483

mini di Fiorenza lo detto re Carlo cavalieri. Secondo che io òne trovato ne la Cronica di Ioanni Villani, furno 50 donzelli, li quali lo comune di Fiorenza mandò in aiuto a re Carlo con 50 cavalieri di corredo, con 500 omini d’arme a cavallo, e per loro capitano lo conte Guido ad acquisto della Sicilia 1, Avvegna che col popul si rauni; cioè si 2 fatto populare, Oggi; cioè al tempo presente, colui che la fascia; cioè la detta arme del gillio adoro nel campo azurro, col fregio; cioè con uno fregio intorno. Già eran Gualterotti; cioè al tempo mio, dice messer Cacciaguida, questi furno grandi cittadini di Fiorenza che abitavano nel sesto di Borgo, et Importuni; similmente erano al tempo mio: anco questi furno grandi cittadini et abitorno nel detto luogo, Et anco seria Borgo; cioè lo sesto di Borgo, più quieto; cioè più riposato: imperò che non vi sarebbe stata divisione la quale poi vi fu, come si dirà di sotto, Se di nuovi vicin fusser digiuni; cioè li detti Gualterotti et Importuni, cioè di Buondalmonti che vi vennono di nuovo ad abitare di Val di Grieve, come è stato detto di sopra: imperò che questi furno cagione de la divisione, che nacque in Fiorenza dei guelfi e dei ghibellini. Seguita.

C. XVI — v. 137-147. In questi quattro ternari lo nostro autore finge come messer Cacciaguida, continuando suo sermone 3, fece manifesto unde venne la divisione in Fiorenza di parte guelfa e di parte ghibellina, raccontando la morte di messer Buondalmonte, del quale fu detto di sopra nella seconda cantica, dicendo così: La casa; cioè delli Amidei, che furno grandi cittadini e gentili uomini et abitorno nel sesto di Sanpiero Scheraggio, di che; cioè de la quale, parla il vostro fleto; cioè lo pianto di voi Fiorentini, Per lo iusto disdegno: imperò che iusta cagione ebbeno li Amidei di disdegno incontra li Buondalmonti: imperò che messer Buondalmonte cavalieri, iovano di 24 anni avea preso per donna una delli Amidei, e non l’aveva ancora menata; unde, andando un giorno a cavallo da casa de’ Donati, una donna dei Donati, la cui figliuola elli vagheggiava, disse a lui: Chi avete preso per donna 4? Io vi serbava questa mia figliuola che è così bella; e mostrogliela. Elli si diliberò di prendere questa, e lasciare quella de li Amidei, e così fece. E chi dice che questo ragionamento fu la mattina, che andava a sposare quella de li Amidei; e che elli, passando da casa de’ Donati, uditte le dette parole, si resse co la compagnia sua e sposò quella de’ Donati e lasciò beffati gli Amidei; unde presono isdegno, e faccendo

  1. C. M. Sicilia; et a tutti quelli, ai quali diede milizia o dignità, diede potere portare la sua arme, meschiata con la sua in qualche divisa et in qualche modo; e però dice quel che ditto è di sopra, Avvegna
  2. Si; sia, dal latino sit. E.
  3. C. M. suo parlare,
  4. C. M. per donna? Una bertuccia. Io vi serbava