Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/523

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c a n t o   xviii. 511   

22Come si vede qui alcuna volta
     L’affetto ne la vista, s’ ello è tanto,
     Che da lui sia tutta l’anima tolta;1
25Così nel fiammeggiar del fulgor santo,
     A eh’ io mi volse, cognobbi la vollia2
     In lui di ragionarmi ancora alquanto.
28El cominciò: In questa quinta sollia
     Dell’arbore che vive de la cima,3
     E frutta sempre e mai non perde follia,
31Spiriti son beati che giù, prima
     Che venisser al Ciel, fur di gran voce,
     Sì che ogni Musa ne serebbe opima.
34Però mira nei corni de la croce:4
     Quel, ch’io nominerò, lì farà l’atto,5
     Che fa in nube suo foco veloce.
37Io viddi per la croce un lume tratto,
     Dal nomar Iosue, com’ ei si feo;6
     Nè mi fu noto ’l dir prima che l’atto.7
40Et al nome dell’ alto Maccabeo
     Viddi muoversi un altro roteando,
     E letizia era ferza del paleo.
43Così per Carlo Magno e per Orlando
     Du’ ne seguì lo mio attento sguardo,
     Com’occhio segue suo falcon volando.
46Possa trasse Guiglielmo, e Rinoardo,
     E ’l duca Gottifredi la mia vista
     Per quella croce, e Ruberto Guiscardo.

  1. v. 24. C. A. Che in lui
  2. v. 26. C. A. mi volsi conobbi la vaglia
  3. v. 29. C. A. Dell’ albero
  4. v. 34. C. A. nel corno
  5. v. 35. C. A. Quel, ch’io ti nomerò,
  6. v. 38. C. A. Giosuè, com’ el si feo;
  7. v. 39. C. A. che il fatto.
   Par. T. III. 33