Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/553

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     [v. 13-27] c o m m e n t o 541

che arreca una similitudine, dicendo che così usciva quello parlare uno da molti spiriti beati, pieni di carità et amore: Uscia solo un suoli di quella image; cioè come usciva uno solo suono da l’aquila imaginata, come detto fu di sopra; e così adatta la similitudine, ponendo molte brage per molti spiriti pieni d’amore, e lo calore per lo suono. Ond’io; cioè und’io Dante dissi, s’intende, appresso; cioè seguitando incontenente. O perpetui fiori; ecco che chiama li detti spiriti fiori; e dice perpetui, perchè non debbono avere fine, De l’eterna letizia; cioè della beatitudine eterna di paradiso, che è Iddio che è eterno, che; cioè li quali, pur uno Parer mi fate; cioè a me Dante, tutti vostri odori; cioè tutti li vostri meriti e la vostra beatitudine, li quali di virtù di carità c di iustizia ulimisceno 1, come li ulimosi fiori 2, Solvetemi; cioè a me Dante, spirando; cioè parlando; ma latentemente dice quello che è lo vero, cioè: Pregate che Iddio spiri in me la soluzione del dubbio che io òe; e però dice: il gran digiuno; cioè la grande privazione della verità di quello dubbio che io òne, che lungo tempo è durata. Che; cioè la quale privazione, lungamente m’à tenuto; cioè àe tenuto me Dante, in fame; cioè in desiderio d’esserne sazio. Non trovandoli; cioè non trovando a quello digiuno saziare, in terra; cioè qui nel mondo; et allegoricamente nelli uomini terreni, cibo alcuno; cioè alcuno saziamento, nè alcuna refezione. Ecco che àe detto lo suo desiderio e pregato che solvano lo suo dubbio, e non à detto quale sia perchè elli àne detto più volte che li spiriti beati vedeno in Dio ogni cosa, et Iddio vede tutti li nostri desidèri e tutte le nostre menti. E per questo finge che gli beati spiriti veggano lo suo dubbio, del quale àe desiderio d’avere la soluzione; e però induce la detta aquila a rispondere; e, premisse alquante belle conclusioni, muovere lo dubbio et adiungere la dichiaragione.

C. XIX — v. 28-39. In questi quattro ternari lo nostro autore finge ch’elli parlasse co li detti spiriti, formati in imagine d’aquila, più distintamente che di sopra, dimandando soluzione del suo dubbio; ma non sì che ancora s’intenda quale era, e come la detta aquila s’apparecchiò a rispondere, dicendo così: Ben so io; cioè ben so io Dante, che se ’n Cielo; cioè che se in cielo, alto reame; viene appositive al Cielo, quasi dica: Lo quale è alto reame, lo più alto reame che sia, è lo cielo: imperò che ’l cielo è lo regno altissimo, che Iddio ae ordinato a godere a coloro che faranno li suoi comandamenti, La Divina Iustizia fa suo specchio; cioè riluce nel suo specchio, cioè in Cristo figliuolo d’Iddio nel quale riluce la divina Iustizia, siccome in specchio che perfettamente la rappresenta: imperò

  1. C. M. ulimiscono
  2. C. M. fiori e così la vostra beatitudine,