Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/572

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     560 p a r a d i s o

106Chè l’una de l’inferno, u’ non si riode
     Giammai a ben voler, tornò all’ossa;1
     E ciò di viva spene fu mercede:2 3
109Di viva spene, che misse la possa4
     Nei prieghi fatti a Dio per suscitarla,
     Sì che potesse sua vollia esser mossa.
112L’anima gloriosa, onde si parla,
     Tornata nella carne in che fu poco,
     Credette in Lui, che poteva aiutarla;
115E credendo s’accese in tanto fuoco
     Di vero amor, ch’in la morte segonda5
     Fu degna di venire a questo loco.6
118L’altra per grazia, che di sì profonda7
     Fontana stilla, che mai creatura
     Non pinse l’occhio infine a la prima onda,
121Tutto suo amor laggiù puose a drittura;
     Per che di grazia in grazia Iddio li aperse
     L’occhio a la nostra redenzion futura;
124Onde credette in quella, e non sofferse
     Da indi il puzzo più del paganesmo,
     E riprendène le genti perverse.8 9
127Quelle tre donne li fuor per battesmo,
     Che tu vedesti da la destra rota,
     Dinanzi al battizzar più d’un millesmo.
130O predestinazion, quanto remota
     È la radice tua da quelli aspetti,10
     Che la prima cagion non veggion tota!11

  1. v. 107. C. A. a buon
  2. v. 108. C. A. E ciò divina speme fu e mercede:
  3. v. 108. C. M. a viva spene
  4. v. 109. C. A. Divina
  5. v. 116. C. M. che la morte — C. A. che alla
  6. v. 117. C. A. degno di venir a questo gioco.
  7. v. 118. C. M. C. A. da sì
  8. v. 126. Riprendène; ne riprendè, sincope di riprendie, come ave Par. C. xviii. v. 50. E.
  9. v. 126. C. A. E riprendeane
  10. v. 131. C. A. radice sua
  11. v. 132. Tota; tutta, dal latino totus. Il Frezzi usò pure toto, lib. ii. cap. iii. E.