Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/600

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volto, Contrapesando l’un coll’altro lato; cioè contrapesando la voluntà dell’obedire col diletto che io sentiva, ragguardando lo suo volto. E dichiarato, come obediva volentieri a Beatrice; e, come per obedire a lei, rivolse li occhi dal volto suo a ragguardare lo pianeto Saturno, dichiara quel che vidde, dicendo: Dentro al cristallo; cioè dentro al corpo di Saturno che era fatto come uno cristallo, e così splendido e lucido e di colore bianco 1 d’ariento, che ’l vocabul porta; cioè lo quale cristallo porta lo nome, del suo caro duce; cioè di Saturno re di Creta che, cacciato da Iove suo figliuolo del regno venne in Italia in quella parte che si chiamà 2 Lazio, che è propriamente terra di Lavoro da Roma in su co la Campagna, et insegnò alli abitatori lo culto della terra e ponere le vigne; e perchè seguitò le influenzie del pianeto predetto, però dice l’autore ch’era caro Saturno al detto pianeto, e però fu posto lo detto nome, cioè Saturno, al pianeto: imperò che li Poeti, fingendo che Saturno fusse iddio quando morì, che era deificato e che era in cielo in quel pianeto, e così lo incominciorno a chiamare Saturno. E s’altri volesse opponere a quel ch’io dico per l’autorità d’Ovidio che dice: Postquam, Saturno tenebrosa in Tartara misso, Sub Iove mundus erat ec., debbesi intendere che Ovidio, secondo la lettera, parlò secondo la esposizione dei Poeti, che diceno che l’ombra d’ogni cosa va a li infernali; e secondo l’allegoria intese che, poi che ’l pianeto Saturno si cessò di dare la sua influenzia nel nostro emisperio e diedela nell’altro, e così fa vero quello che detto è. Cerchiando ’l mondo: imperò che questo pianeto fa la sua circulare revoluzione per cielo, come li altri pianeti, Sotto cui; cioè sotto lo quale re Saturno di Creta 3, giacque ogni malizia morta: imperò che nel suo regno in Creta et in Lazio l’omini furono puri et innocenti, sicchè la malizia giaceva e stava abbattuta e non vigeva 4 ne li omini, come fa avale. Di color d’oro, in che; cioè nel quale oro, raggio; cioè di qualche luce, traluce; cioè risplende, Vidd’io; cioè io Dante viddi, uno scaleo; cioè una scala di colore d’oro, fatto come detto è, eretto; cioè dirizzata la detta scala, in suso; cioè in verso lo cielo empireo, Tanto; cioè in sì grande altezza, che nol seguiva la mia luce; cioè la mia vista non poteva seguire la sua altezza, cioè della detta

  1. C. M. bianco arientato, perchè tale colore se gli conviene secondo la natura sua, che ’l vocabul
  2. Chiamà, cadenza primitiva alla quale oggi è sostituita l’ altra in o accentata. E.
  3. C. M. di Creta e poi di Lazio, dove egli ebbe città in su uno de’ monti dov’è ora Roma che si chiamò Saturnino, giacque
  4. Vigeva, dal vigere levato dai Latini. E.