Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/604

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tu ti puoi avvedere al fiammeggiare: imperò che quelle, che avanzano in isplendore, avanzano in amore; e quelle, che sono pari in isplendore, sonò pari in carità et amore; e però dice: Chè; cioè avvegna che, più; cioè amore, e tanto amor; cioè amore, quinci su ferve; cioè in questo luogo arda 1, Siccome ’l fiammeggiar; cioè che tu vedi in noi, ti manifesta; cioè a te Dante fa manifesto: imperò che tu vedi che alquante più fiammeggiano, et alquante parimente. E, negato che lo maggior grado di carità non è cagione del venire a lui, dice qual’è la cagione e dice che è lo piacere d’Iddio, e però dice: Ma l’alta carità; cioè la carità d’Iddio, ch’è altissima e profondissima, che ci fa serve; cioè la quale carità fa noi anime beate serve, Pronte; cioè sollicite 2, al consiglio; cioè a la providenzia d’Iddio, che ’l mondo governa; cioè la quale providenzia governa lo mondo, Sorteggia qui; cioè in questo luogo dà, secondo suo beneplacito, l’officio, l’esercizio a chi elli vuole, siccome tu osserve; cioè siccome tu, Dante, vedi che sono venuta a te io sola 3, secondo la providenzia d’Iddio, che m’à così predestinato e sortito. Seguita.

C. XXI — v. 73-81. In questi tre ternari lo nostro autore finge come la detta beata anima, poi che ebbe risposto ai suoi dubbi, elli replicò ancora movendo dubbio de la predestinazione; et ella apparecchiandosi a rispondere si girò col suo fiammeggiare, dicendo così: Io; cioè Dante, vèggio ben, diss’io, sacra lucerna 4; cioè santa anima, che risplendi come lucerna, Come libero amore in questa corte; cioè del paradiso, Basta a seguir la providenzia eterna; cioè d’Iddio che è eterno, e così la sua providenzia; imperò che ogni beato spirito liberamente e con libero amore fa quello che Iddio provede. Ma questo è quel ch’a cerner; cioè a vedere, mi par forte; cioè a me Dante, Perchè predestinata fosti sola; cioè perchè tu sola fosti eletta da Dio, A questo officio; cioè di venire a parlare meco tu sola, e non nessuna dell’altre, tra le tuo’ consorte; cioè tra le tuoi suori 5, cioè tra l’altre anime beate che sono 6 della condizione che tu. E questo dubbio era nell’autore, cioè perchè a Dio era piaciuto che questa anima venisse nella mente sua a dire di lei più, che dell’altre che furno della sua 7 condizione. E finge che quella anima, udito lo dubbio, fiammeggiasse e girassesi; la qual

  1. C. M. arda per gli gradi, Siccome
  2. C. M. sollicite, apparecchiate, al consiglio;
  3. C. M. sola di tutte l’altre, secondo che m’à così sortito: sorteggiare è dare secondo lo piacere di Dio, per le cagioni a lui note, et alle creature ignote. Seguita
  4. Lucerna. Questa metafora, che nel trecento si adoperava eziandio nelle nobili scritture, oggi da queste vuol essere bandita. E.
  5. Suori, dal singolare suore. E.
  6. C. M. sono teco nella beatitudine come sorelle, per carità come sono per origine che tutte sono fatte in Dio. E questo
  7. C. M. della sua condizione, che è dubbio della predestinazione. E finge