Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/626

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rituali che vogliano servire a Dio, Fatte sono spilonche; cioè ricettaculo di malandrini e di malifattori: spilonca è caverna di monte dove solliano appiattare 1 li malandrini, per non essere veduti e per aspettare lo mercatante che passi: imperò che i monaci non stanno a di’ d’oggi et al tempo d’oggi, se non per furare i frutti de le badie, e per essere fatti abbati e dispensare quello del monastero a loro modo, e le cucolle; cioè le cappe de’ monaci, che si chiamano cuculle, Sacca son piene di farina ria; cioè son piene di malvage anime e peccatrici, piene di mali pensieri e di mala voluntà. E come della mala farina esce male pane; così de le male voluntadi, che sono nei monaci, esceno male operazioni; li quali monaci per l’abbondanzia dei beni temporali diventano oziosi e viziosi. E però il pigliare più, che non è bisogno al viver virtuosamente, è loro grave più, che non è l’usura che si piglia contra ’l piacere d’Iddio; e però dice: Ma tanto usura grave non si tolle Contra ’l piacer d’Iddio; cioè non è usura tanto grave che non si tollia contra ’l piacere d’Iddio dall’usurieri a l’anima sua, quanto sarà grave quello che’ monaci pigliano più che non debbono, oltra la vita onesta, all’anime loro; e però dice: quant’è; cioè quanto grave è, quel frutto; all’anime de’ monaci e del li abbati, Che; cioè lo quale frutto, preso più che non si debbe, fa il cuor de’ monaci sì folle; cioè si stolto, che li fa vaneggiare et intendere a le cose del seculo, a le lascivie e disoneste cose, quando vivendo sobriamente intendrebbeno a la contemplazione d’Iddio. Et assegna la cagione, per che è più ch’ogni usura: imperò ch’eglino lo 2 toggano a ai poveri d’Iddio: imperò che ciò, che avanza a la vita necessaria dei monaci, si debbe distribuire ai poveri per l’amore d’Iddio; e però dice: Chè; cioè imperò che, quantunche la Chiesa guarda; cioè ciò, che la Chiesa àe e possiede, oltra la vita del cherico che serve a la chiesa, tutto È de la gente che per Dio dimanda; cioè de’poveri mendicanti, Non de’parenti, nè d’altro più brutto; cioè non è de’ parenti de’monaci, nè delli abbati quello che v’avanza, nè de le meretrici, nè di disoneste persone; ma dei poveri mendicanti per l’amore d’Iddio. Dimostra ora la cagione, onde sia proceduta questa mutazione nei monaci da tutta virtù e santità in tanta lascivia e disonestà. E dice che è venuta da la corruzione della carne, dicendo: La carne dei mortali; cioè l’appetito carnale delli omini, è tanto blanda; cioè è tanto lusinghevile a la ragione, che inganna la ragione che si lascia ingannare, e però non dura molto lo buono principio; e però dice: Che giù; cioè nel mondo, non basta; cioè non

  1. Appiattare; appiattarsi, usato assolutamente come talora costumano i Classici. E.
  2. Toggano da toggere e codesto da toiere. Tra il volgo sono frequenti toggo, daggo e simili per tolgo e do; ma l’uso accetta seggo e veggo, i quali pure sono della stessa forma. E.