Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/652

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la spera di sopra a tutte, cioè lo cielo empireo, perchè li entre; cioè perchè tu enterrai in esso. E questo sarà sempre che tu, Vergine Maria, rendrai lo cielo più ornato che non era prima, co la tua presenzia, e così io sempre mi girerò intorno a te, dice lo detto Angelo secondo la fizione de l’autore. Cosi la circulata melodia; cioè la dolcezza del canto di quello Angelo che significava, e giravasi in circulo cioè stava a modo di cerchio intorno a la Vergine Maria, Sì si girava; cioè girava sè, come detto è, e tutti li altri lumi; cioè tutti li altri spiriti beati che erano accesi d’amore, e però splendevano come lumi, Facea sonar; cioè sonando cantare, lo nome di Maria; cioè tutti dire: Ave Maria. Et allegoricamente s’intende che lo detto Angelo per l’ambasciata, che arrecò a la Vergine Maria, per la quale seguitò tanto bene a l’umana spezie, fa cantare in terra tutti li fideli cristiani: Ave Maria 1, ec. Seguita.

C. XXIII — v. 112-126. In questi tre ternari lo nostro autore finge com’elli vidde montare suso la Vergine Maria al cielo nono, che è lo primo mobile, e però dice: Lo real manto di tutti i volumi Del mondo; cioè l’ultimo cielo che contiene tutti dentro da sè, che mobile primo muove tutti li altri, che; cioè lo quale, più ferve; cioè più si scalda, e più s’avviva; cioè più è operativo et effettivo, Nell’abito d’Iddio; cioè secondo che Iddio eternalmente l’à disposto: imperò che abito è disposizione naturale, secondo che Tomo pillia quella per molti atti; ma in Dio è eterna la sua disposizione, e però dicendo abito d’Iddio, s’intende l’essere d’Iddio, secondo la bontà d’Iddio, e nei costumi; cioè nei costumi d’Iddio, che sono sempre di spirare sua grazia e sua virtù in chi la dimanda e volla. Lo nono cielo è principio di moto e di vita, et in esso è universale virtù informativa de le mondane singularità. E tutte spere e corpi celesti riceveno da esso, secondo l’ordine naturale, conservativa virtute et informativa, siccome da Dio l’essere naturale; e però dice l’autore che s’avviva Nell’abito d’Iddio; riceve di quinde virtù vivificativa, Avea sovra di noi; cioè di sopra a Beatrice et a me, l’interna riva; cioè la sua circunferenzia interiore, che veniva verso l’ottava spera, ne la quale, secondo che finge l’autore, era allora Dante e Beatrice, Tanto distante; cioè tanto dilungi da loro, che la sua parvenza; cioè che la sua apparenzia, Laddove io era; cioè io Dante, ancor non m’appariva; cioè ancora non mi si manifestava. Però non ebber li occhi miei; cioè di me Dante, potenza; cioè possibilità, Di seguitar la coronata fiamma; cioè la fiamma, in che si rappresentava la Vergine Maria, secondo la fizione dell’autore, la quale àe detto di sopra che era coronata de la luce e splendore dell’angelo Gabriel,

  1. C. M. Maria, e magnificare e lodare sempre lo suo nome. Seguita.