19Di quella, ch’ io notai di più bellezza,
Vidd’io uscir un foco sì felice,
Che nullo vi lasciò di più chiarezza; 22E tre fiate intorno di Beatrice
Si volse con un canto tanto divo,
Che la mia fantasia nol mi ridice: 25Però salta la penna, e non lo scrivo:
Chè l’ imaginar nostro a cotai pieghe.
Non che ’l parlar, è troppo color vivo. 28O santa suore mia, che sì ne preghe
Devota, per lo tuo ardente affetto,
Di quella santa spera mi disleghe;[1] 31Poscia, fermato ’l foco benedetto,
A la mia donna dirizzò lo spiro,
Che favellò così, com i’ò detto. 34Et ella: O luce eterna del gran viro,
A cui Nostro Signor lasciò le chiavi,
Che portò giù di questo gaudio miro, 37Tenta costui di punti levi e gravi,
Come ti piace, intorno de la Fede,
Per la qual tu su per lo mare andavi. 40S’elli ama ben, e bene spera, e crede,
Non t’è occulto, per che ’l viso ài quivi,[2]
Dove ogni cosa dipinta si vede. 43Ma, perchè questo regno à fatto civi[3]
Per la verace Fede, a gloriarla
Di lei parlar è buon ch’ a lui arrivi. 46Sì come il bacciellier s’arma, e non parla[4]
Fin che ’l maestro la question propone,
Per aiutarla, non per terminarla;[5]