Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/706

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replicando le miei parole dette di sopra. Per intelletto umano; cioè per li argomenti filosofici, che s’apprendono da lo intelletto umano E per autoritadi; cioè della santa Scrittura, a lui; cioè ad esso intelletto umano, concorde; cioè concordevili: imperò che le dette autoritadi de la santa Scrittura s’accordano collo intelletto de’Filosofi De’ tuoi amori; cioè delli amori di te Dante, a Dio guarda’l sovrano; cioè lo sommò 1 amore che tu, Dante, abbi in verso Iddio. Ma dì ancor; tu, Dante; ecco che finge che lo dimandi, se tu senti altre corde; cioè altri movimenti che ti tirino ad amare Iddio, come la corda tira chi è legato, Tirarti; cioè tirare te Dante, verso lui; cioè verso Iddio, sicchè tu; cioè a ciò che tu, Dante, suone; cioè sonando colla voce manifesti, Con quanti denti; cioè con quanti movimenti, questo amor; cioè d’Iddio, ti morde; cioè muove te Dante. Non fu latente la santa intenzione De l’aquila di Cristo; cioè non s’appiattò la santa intenzione, che ebbe santo Ioanni nella sua dimanda, lo quale si figura in figura d’aquila per l’alto intendimento che ebbe la divinità del Verbo Incarnato: imperò che, come l’aquila àe più perfetto vedere che li altri uccelli: imperò che li occhi suoi ferma nella rota del Sole senza offuscarsi, e così pruova li suoi figliuoli: imperò che, quando sono grandicelli, li volge a la spera del Sole, e quelli che la sostegnano notrica, e quelli che non la possono sostenere gitta a terra del nido. Et ancora l’aquila vola più in alto che altro uccello, e però è figurato santo Ioanni evangelista in figura de l’aquila: imperò che ficcò li occhi de lo intelletto ne la divinità e potè vedere in essa quello che non aveano veduto li altri, e più s’inalzò a vedere d’Iddio e più ne disse, anzi m’accorsi; cioè io Dante, Dove; cioè a che fine, menar volea; cioè santo Ioanni, mia professione; cioè lo mio sapere e lo manifestamento del mio intelletto, cioè di me Dante. Seguita.

C. XXVI— v. 55-66. In questi quattro ternari lo nostro autore finge com’elli rispuose a la dimanda fatta di sopra da santo Ioanni, dimostrando quali sono le cose che lo tirono a l’amore d’Iddio, oltra li argomenti filosofichi e l’autoritadi della santa Scrittura, dicendo cosi: Però; cioè per la detta cagione, ricominciai; cioè io Dante a parlare, dicendo: Tutti quei morsi; cioè tutti quelli movimenti e pungimenti, Che; cioè li quali morsi, posson far lo cuor; cioè umano, volger a Dio; cioè ad amarlo sopra ogni altra cosa, A la mia caritate; cioè a la carità di me Dante, son concorsi; cioè sono insieme venuti a muovermi a l’amore d’Iddio. Chè; cioè imperò che, l’essere del mondo; ecco una cagione, e l’esser mio; cioè di me Dante;

  1. C. M. lo sommo de’ suoi amori, che tu, Dante, ài per li argomenti filosofici e per le autoritadi della santa Scrittura veggio che guarda in verso