Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/744

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     732 p a r a d i s o

79Come rimane splendido e sereno
     L emisperio dell’ aire, quando soffia
     Borea da quella guancia onde è più leno,
82Per che si purga e risolve la roffia,
     Che pria turbava, sì che ’l Ciel ne ride,
     Colle bellezze d’ ogni sua parroffia;
85Così fec’ io, poi che mi provide
     La donna mia del suo risponder chiaro,
     E come stella in Cielo il ver si vide.
88E poi che le parole sue restaro,
     Non altremente ferro disfavilla,1
     Che bolle, come i cerchi sfavillaro.
91Lo incendio suo seguiva ogni scintilla;2
     Et eran tante, che ’l numero loro,
     Più che ’l doppiar delli scacchi, s’immilla.
94Io sentia osannar di coro in coro
     Al punto fìsso, che li tiene all’ubi,3
     E terrà sempre, nel qual sempre foro.4
97E quella, che sentia i pensier dubi5
     Nella mia mente, disse: I cerchi primi
     Mostrati t’ ànno i Serali e i Cherubi.6
100Così veloci segueno i suoi vimi,
     Per similliarsi al punto quanto ponno;
     E posson quanto a veder son soblimi.
103Quelli altri Amori che ’ntorno li vonno,7
     Si chiaman Troni del divino aspetto,
     Perchè ’1 primo ternaro terminonno.8

  1. v. 89. C. M. C. A. altrimenti
  2. v. 91. C. A. Lo incendio lor
  3. v. 95. Ubi; dove, come prope ed altre cotali voci, che in sul nascere di
    nostra lingua furono derivate dalla latina. E.
  4. v. 96. C. M. C. A. ne’ quai
  5. v. 97. C. A. che vedeva
  6. v. 99. C. A. T’ànno mostrato Serafi e
  7. v. 103. Vonno, terza plurale del presente indicativo, con l’aggiunta d’una n, essendosi da principio finite in ono le terze plurali di questo tempo. E.
  8. v. 105. Terminonno, dalla terza del singolare in ò, raddoppiato l’n di no, per cagione dell’accento. E.