Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/758

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     746 p a r a d i s o   x x v i i i . [v. 88-96]

pria; cioè prima, turbava 1; cioè l’aire, sì che ’l Ciel ne ride; cioè per sì fatto modo, che io cielo sta chiaro, come sta i’omo quando ride, Colle bellezze d’ogni sua parroffia; cioè d’ogni sua parte e coadunazione, Così fec’io; ecco che adatta la similitudine, dicendo che così schiarò elli, e però dice: Così fec’io; cioè così schiarai io Dante poi che mi provide; cioè poi che providde me Dante, La donna mia; cioè Beatrice; ecco che dichiara di che, del suo risponder chiaro; cioè della chiara risposta, che mi fece, E come stella in Cielo; cioè si vede chiara: imperò che in cielo si vedeno, il ver; cioè la verità, che Beatrice m’avea dichiarato, si vide; cioè da me Dante del dubbio, che io avea della similitudine dei cerchi delli Angeli a la similitudine delle spere celesti. Seguita.

C. XXVIII— v. 88-96. in questi tre ternari lo nostro autore finge come, poi che Beatrice ebbe compiute lo suo parlare, elli vidde sfavillare e scintillare li cerchi angelici, et udì cantare lode a Dio, dicendo così: E poi che le parole sue; cioè di Beatrice, restaro; cioè furno finite, Non altremente 2; ecco che arreca la similitudine, ferro disfavilla; cioè gitta faville, Che; cioè lo quale ferro, bolle; cioè nel fuoco; imperò che, allora quando bolle, sfavilla, come i cerchi sfavillaro; cioè li cerchi delli Angeli gittarono faville. Lo incendio suo; cioè di ciascuno Angelo, seguiva ogni scintilla; cioè ogni favilla seguiva lo suo incendio, sicchè quante erano le faville, tanto erano l’incendi, cioè li Angeli. Et eran tante; cioè le dette faville, Che ’l numero loro; cioè delle dette faville, Più che ’l doppiar delli scacchi s’immilla; cioè cresce in più migliaia che non cresce lo numero de lo scacchieri, ponendo per ogni luogo di scacco uno numero duplicato per rispetto delle predette, cioè del’precedente; e dice scacchi; cioè luogo di scacchi che è lo scacchieri, che he sessantaquattro luoghi, cioè quadri de lo scacchieri dove si pognano li scacchi giocando, sicchè ponendo al primo quadro 1, al secondo 2, al terzo 4, al quattro 8, al quinto 16, al sesto 32, al settimo 64, e così poi oltra; del quale numero chi facesse ragione quanto è tutto insieme, troverebbe che 13 milliaia di migliaia di migliaia di migliaia di migliaia di migliaia di migliaia, 446 migliaia di migliaia di migliaia di migliaia di migliaia di migliaia, 1644 migliaia di migliaia di migliaia di migliaia di migliaia, 173 migliaia di migliaia di migliaia di migliaia, 1709 migliaia di migliaia di migliaia, e 551 migliaio, 617; ecco a quanto grande numero crescerebbe lo numero delli scacchi. Et ancora dice che maggiore era quello delli Angeli, e per questo vuole denotare

  1. Turbava, usato intransitivo assoluto. Tali bellezze di lingua non si apprendono per via di precetti; ma colla sollecitudine dello studio sui classici. E.
  2. Altremente, modo avverbiale, risultante da mente ed altre terminato in e nel feminile, come fine, leggiere ec. E.