Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/772

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che; cioè lo qual punto, l’altezza del nostro emisperio, cioè lo punto quine dove è lo nostro emisperio più alto, che viene in mezzo tra lo punto dell’orizonte che è nell’oriente e tra quello che è nell’occidente; e questo così fatto punto più alto, che è in mezzo, si chiama cenit; cioè del cielo maggiore altezza che sia sopra noi nel nostro emisperio, e così è anco per opposito nell’altro emisperio l’altro cenit, e questi due punti medesimi sono le sue estremitadi equali e le sue bilance, illibra; cioè fa pari a l’altro punto, come fa l’ago della bilancia che sta in mezzo della pertica delle bilancie, e dimostra stando fermo in mezzo quando le bilancie sono pari, e così questo cenit, distante equalmente da questi due punti oppositi dimostra loro essere pari, e questo è illibrare; cioè fare pari come fa lisame le bilance; e così lo punto s’intende lo mezzo dell’orizonte, Infin che l’uno e l’altro; cioè infine che lo Sole e la Luua, da quel cinto; cioè da quell’orizonte che elli chiama cinto: imperò che cinge tutto intorno, quanto la nostra vista può vedere, si dilibra; cioè si dilibera, escendo fuora di quello, Cambiando l’emisperio: imperò che o vero lo Sole viene suso al nostro emisperio e la Luna va giuso a l’altro, o è l’opposito; e qualunqua si sia, in poco tempo passano questo punto et escono suso o giuso. Tanto, col volto di riso dipinto; cioè quanto penano a passare li delli pianeti lo detto punto ad uscire fuora ne l’emisperio, che è breve spazio, stette cheta Beatrice che non parlò, col volto dipinto di riso; cioè allegro: allora è lo volto allegro, quando ride, Si tacque Beatrice; cioè si stette cheta, ragguardando Fiso nel punto; cioè fisamente nel punto della Divinità, che; cioè lo quale puuto, m’avea vinto; cioè avea vinto me Daute: imperò che Dante non avea potuto patire a vedere quel punto: imperò che ’l suo fulgore l’avea vinto. Poi cominciò; cioè Beatrice a parlare, dicendo così: Io dico; cioè io Beatrice dico a te Dante, e non dimando Quel che tu; cioè Dante, vuoli 1 udir; cioè da me, perch’io; cioè imperò che io Beatrice, l’ò visto; cioè l’òe veduto, cioè quello che tu vuoi udire, Ove s’appunta; cioè si vede come segnato nel punto, ogni ubi 2; cioè ogni luogo, et ogni quando; cioè ogni tempo: imperò che in Dio riluce ogni luogo et ogni tempo, siccome in prima cagione unde procedono li luoghi e li tempi, bench’elli sia senza luogo e tempo: però che Iddio è eterno, e così in lui non è tempo che contraria a l’eternità, et è immenso, e così in lui non è luogo che contraria a la immensità. E debbiamo sapere, come appare per lo testo, che li dubbi di Dante erano tre; cioè prima

  1. Vuoli, piegatura naturale da volere frappostovi l’u come in puose, truova e cotali. E.
  2. Ogni ubi et ogni quando. Ecco il continuo comune nella sua medesimezza al tempo e allo spazio, secondo il Gioberti. E.