Pagina:Commedia - Paradiso (Buti).djvu/825

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dello inferno. Se i Barbari; cioè se li stranieri: imperò che, come è stato detto di sopra, ogni gente era chiamata barbara, se non se i Greci et i Latini; sicchè per questo che seguita, s’intende de’ Settentrionali: imperò che dice: venendo di tal plaga; cioè di tal contrada, Che; cioè la quale, ciascun giorno d’Elice; cioè da la tramontana, si cuopra: imperò che ogni di’ lo carro gira una volta per la sua ritondità: di questa Elice è stato detto nel xxv del Purgatorio; e quine chi vuole la sua fizione, troverà posta la faula. Questa fu figliuola di Licaone re d’Acardia, e fu amante di Iove e di lui ebbe figliuolo chiamato Arcade, e fu de la città Parrasi, e fu convertita nell’Orsa maggiore che è lo carro, e lo figliuolo ne l’Orsa minore che è lo corno; e per questa fizione intende la parte settentrionale, Rotante col suo fillio; cioè volgendosi insieme col corno, nel quale si dice essere Arcade, l’Orsa minore per la sua ritondità, che è nel ciclo artico, und’ella è vaga; cioè che per sì fatta rivoluzione fa lo corso suo e la sua vagazione, Veggendo Roma; cioè giungesseno a Roma, e vedeano, e l’ardua sua opra; cioè e li 1 alti suoi edifici, Stupefaciansi; cioè si meravilliavano, quando Laterano; cioè quando essa Roma, intendendo per la parte lo tutto: Laterano è uno luogo in Roma, così chiamato, dove è la chiesa di santo Ioanni, A le cose mortali andò di sopra; cioè avanzò tutte l’altre cose del mondo: imperò che signoreggiorno li Romani tutto lo mondo; e questo, che si pone qui, non è di necessità; ma ponsi qui per una esornazione, e dice lo Grammatico che allora è coniunzione espletiva. Io; cioè Dante, che; cioè lo quale, al divino; cioè a la Divinità, da l’umano; cioè da l’umanità, A l’eterno; cioè a l’eternità, dal tempo; cioè da la temporalità, era venuto; questo dice l’autore: imperò che, essendo omo, era venuto a trattare de la Divinità; et, essendo ancora in carne umana che vive in tempo, era venuto a trattare de le cose eterne: eternità è tutta insieme e perfetta possessione de la vita che non à termine, secondo che dice Boezio nel quinto della Filosofica Consolazione; e tempo è eccessiva successione 2 di vita terminabile; sicchè Dante, essendo nel mondo, era in tempo, et essendo in paradiso, com’elli finge essere, era in eternità; ma questo venire non si debbe intendere, se non secondo lo suo pensieri: imperò che ora era venuto a considerare le cose divine, solente considerare le cose umane, et a considerare le cose eterne, solente 3 considerare le cose temporali, E di Firenze; cioè e di sì fatta città, come è Firenze piena d’uomini iniusti e maliziosi, era venuto,

  1. C. M. li alti e grandi suoi benefizi. Stupefaciansi,
  2. successione possessiva? E.
  3. Solente. Apprendasi da’ Classici l’uso de’ participi così opportuni a indurre varietà nel discorso. E.
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