Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/123

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mia condizione, con bassa fronte; non sentendomi aiutato; ma abbandonato da’ miei n’abbo malanconia e vergognomene d’essere stato loro sì poco caro, e questo è andare con bassa fronte. Et io; cioè Dante, a lui; cioè a Bonconte dissi, s’intende: Qual forza, o qual ventura; qui tocca l’autore due modi, per li quali potea essere uscito di Campaldino; cioè o per forza dei nimici che l’avesseno cacciato, o per ventura d’essere uscito loro de le mani; e però dimanda qual fusse di questi due, Ti traviò; cioè ti tirò, sì fuor; de la via, di Campaldino; cioè di quello luogo dove fue la battallia, Che non si seppe mai tua sepultura; cioè che mai non fu trovato lo suo corpo, nè saputo dove fusse sotterrato?

C. V— v. 94-108. In questi cinque ternari lo nostro autore finge che Bonconte li manifesti la morte sua; e questo fa secondo l’usansa de’ poeti, dando verisimilitudini a le loro finzioni. La morte di Bonconte; cioè lo modo, e lo suo corpo mai non si seppe, e però per mostrare quello che elli ne finge esser vero, induce lui medesimo a dirlo, dicendo così: Oh, rispuose elli; cioè Bonconte, a piè del Casentino: Casentino è una valle tonda, circundata da monti tra Fiorensa et Aresso, la quale era posseduta da gentili omini che si chiamavano conti di Casentino, et è fertile di bestiame, bella contrada, et a piè de la montagna, Traversa un’acqua; cioè uno fiume, che à nome l’Archiano; confine tra Casentino e Bibbiena, Che sovra l’Ermo nasce in Appennino; questo Eremo è uno bosco dove stanno li monaci di san Benedetto dell’ordine di Camalduli, et è ne l’alpe del monte Appennino che è uno monte che va per mezzo de la Italia, et incomincia da Genova e finisce a Reggio, incontra a la Sicilia, e fu già la Sicilia del monte Appennino inanti che si dividesse da la terra continente, secondo che diceno li autori. Dove il vocabul suo; cioè del detto fiume; l’Archiano, diventa vano: imperò che entra quive in Arno, e non si chiama più l’Archiano, Arrivai io; cioè Bonconte a la foce che entra in Arno, forato ne la gola; cioè ferito, Fuggendo a piede; perchè avea perduto lo cavallo ne la battallia, e sanguinando il piano; cioè impiendo di sangue, che li uscia de la ferita de la gola, lo piano che è inanti a Casentino e dentro. Quivi; cioè alla foce di l’Archiano, perdei la vista; delli occhi io Bonconte, e la parola; cioè mia ultima, Nel nome di Maria; la quale Virgine Maria io chiamava per mio aiuto, finio: però che, dicendo: Virgine Maria, non potette dir più oltra, e quivi Caddi; io Bonconte in terra, e rimase la mia carne sola: imperò che fu abbandonata dall’anima. Io dico il vero; ecco che afferma Bonconte quello dè dire, e conforta l’autore che ’l dica, tornato al mondo; questo dice l’autore, per fare verisimile la sua finzione, e tu il ridi: cioè tu, Dante, questo vero ch’io dico, tra’ vivi; cioè nel mondo dove dèi tornare: L’Angel di Dio mi

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