Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/141

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uno dubbio, cioè come finge Dante che Virgilio cognoscesse che quell’anima fusse lombarda? A che si può rispondere che nelli abiti e ne le fisonomie del volto si possano cognoscere le genti di che contrada sono, sicché a quello si può intendere che elli la cognoscesse; et anco si può dire che Virgilio la cognoscesse più, perch’era lombarda. Come tu stai altiera e disdegnosa; e questo finge, perchè forse tale era stato in sua vita, o per cagione del pensieri in che si può credere ch’ella fusse allora, secondo che l’autore finge per convenienzia de la persona: imperò che era stato omo che avea considerato le cose del mondo e li stati delli omini; e però col pensieri li dispregiava, e così mostrava nelli atti di fuora: questi era stato studiatore ét avea composto uno libro che si chiama lo Tesoro dei tesori; e però finge ch’elli stesse in si fatte condizioni come apparrà di sotto. E nel muover delli occhi onesta e tarda! Nel movimento delli occhi si nota l’onesta de la persona e la sua gravita. Ella; cioè la detta anima, non ci dicea alcuna cosa; cioè a Virgilio et a me Dante, Ma lassavane gir; cioè noi, solo sguardando: cioè solamente ragguardando noi, A guisa di leon; cioè come fa lo leone, quando si posa; cioè quando giace giù boccone co la testa alta. Pur Virgilio si trasse a lei; ben ch’ella non dicesse nulla a noi, pregando; cioè la detta anima Che ne mostrasse la millior sallita; cioè unde fosse miglior montata, Ma quella; cioè la detta anima, non rispuose al suo dimando; cioè al dimando di Virgilio. Ma di nostro paese, e de la vita Ci chiese; cioè ci dimandò unde eravamo e di che vita. E il dolce Duca; cioè Virgilio, incominciava; a parlare, s’intende, e dicea: Mantova..., e voleva dire più oltra; cioè è la patria mia, o altre parole in questa sentenzia; ma quell’anima non aspettò che compiesse suo dire; ma, come uditte mentovare Mantova, si levò e parlò; e però dice: e l’ombra, tutta in sè romita; cioè tutta in sè ristretta e commossa prima, Surse ver lui; cioè si levò in verso Virgilio, del luogo ove pria stava; cioè a sedere, Dicendo; a Virgilio: Mantovano, io son Sordello; questo Sordello fu mantovano e fu omo savio e fece uno libro che si chiama Tesoro dei tesori: però che raccolse tutto ciò ch’era nelli altri, o perchè disse mellio che li altri. Questi così fatti libri si chiamano tesori, perchè in essi è raccolto ogni virtuoso fatto del tempo che si cominciano al tempo che sè finisceno; e però finge l’autore che Virgilio volesse suo consillio, che si può presumer ch’elli cognoscesse inanti che si nominasse. De la tua terra; cioè di Mantova, come tu, e l’un l’altro abbracciava; per festa et allegressa. E qui finisce la prima lezione.
     Ahi serva Italia, ec. Questa è la seconda lezione del canto sesto ne la quale l’autore fa disgressione de la materia, come usansa è dei Poeti; e presa cagione de l’amore che si mostronno Sordello e