Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/174

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   164 p u r g a t o r i o   vii. [v. 112-129]

cendo: Quel che par si membruto; dice Sordello a Virgilio et a Dante; questi fu don Petro re di Ragona, che fu hello omo de la persona e formato e virtuoso, e che s’accorda Cantando con colui del maschio naso; questo fu lo re Carlo primo di Pullia, aulo del re Roberto, ditto Carlo primo, conte di Provenza e padre di Carlo secondo, lo quale fu sciancato, padre del re Roberto et ebbe grande naso, e però dice del maschio naso, perchè li omini ànno maggior naso che le femmine; e dice che s’accorda cantando: imperò amburo funno d’uno valore e d’una virtù. D’ogni valor portò cinta la corda; cioè fu valoroso re in ogni cosa: la corda, come fu sposto ne la comedia prima nel canto xvi, significa legamento, sicché per questo si dà ad intendere ch’elli era legato et obligatosi ad ogni valore. E se re di po’ lui; cioè di po’ questo don Petro, fusse rimaso Lo giovinetto che dietro a lui sede; cioè don Alfonso suo filliuolo, lo quale moritte giovane innanti che fusse re, Ben andava il valor di vaso in vaso; cioè bene seguia lo valore dell’animo del fìlliuolo lo valore del padre, Che non si può dir sì; cioè come si dice di don Alfonso, dell’altre erede; cioè di don Iacopo re di Ragona e don Federico re di Sicilia, li quali funno anco fìlliuoli del detto don Petro re di Ragona; ma nessuno di questi fu valoroso come lo padre; e però dice: Iacopo e Federico ànno i reami; cioè sono regi, cioè Iacopo de Ragona; e Federico di Sicilia, Ma il retaggio millior nessun possede; cioè ma nessuno di loro, benché abbiano lo retaggio de’ reami, à lo retaggio de la valoria e de la virtù ch’è milliore che quello de’ reami. Può anco dire lo testo: Che il retaggio ec. et allora s’intende, dei quali nessuno possiede lo retaggio milliore de la vaioria e virtù, benché abbia quello de’ reami; e questo dice, perchè questi du’ regi funno viziosi.

C. VII — v. 121-129. In questi tre ternari lo nostro autore finge che Sordello, per la materia detta di sopra, dica uno bello notabile; e poscia ritorni a dire del re Carlo sopra ditto, dicendo così: Rade volte; questo dice, perchè alcuna volta avviene che il fìlliuolo simillia ne la virtù al padre, benché di rado; e però dice: risurge per li rami L’umana probità; cioè l’umana virtù rade volte si rileva nei fìlliuoli, come la virtù del troncone de l’albaro nei suoi rami; et è qui comparazione da l’affirmativa a la negativa; cioè che, benché la virtù de lo stipite de l’arbaro risurga nei suoi rami, rade volte risurge la virtù del padre nei filliuoli, benché pur alcuna volta si trovi; et assegna la cagione, dicendo: e questo vuole; cioè che così sia, come ditto è, Quei che la dà; cioè Iddio che è datore di tutte le virtù, perchè da lui si brami; cioè si desideri e dimandisi: et altro testo dice: si chiami; cioè si reputi avere da lui; cioè da Dio: e così è veramente che, benché il filliuolo sia virtuoso come il padre,