Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/188

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le tre sopra dette cose che si richiedeno a la perfezione de la penitenzia tanto, quanto elli pensò di fingere di parlamentare con quelli signori dei quali fa menzione nel testo: e veramente fu descendere de l’altessa de la penitenzia, e però aggiunge: E fui di sotto; cioè ne la valle, quanto a la lettera; ma, quanto airallegoria, s’intende, e fui di sotto da l’altessa de la purità la quale acquistava co la fatica de la penitenzia, e viddi; cioè io Dante, un; di quelli signori, che mirava Pur me; cioè Dante, come cognoscer me volesse; cioè che già m’avea veduto. Tempo era già che l’aire serenava; cioè faceva sereno come fa la notte; e così significa che già era venuta la notte, Ma non sì, che tra li occhi suoi e’ miei; cioè di colui che mi volea cognoscere, e di me Dante, Non dichiarasse; cioè lo sereno, ciò che pria serrava; cioè tenea ascoso; cioè la cognoscenzia di me a lui, e la cognoscenzia di lui a me; e nota, lettor, che sereno s’intende chiaressa sensa Sole: imperò che col Sole si chiama splendore. Ver me; cioè in verso di me, si fece; cioè venne verso me colui che m’avea cognosciuto, et io; cioè Dante, ver lui me fei; cioè andai in verso di lui. Giudici Nin gentil; ora l’autore finge che, scrivendo questo canto e venendo a questo passo, in loda del nominato elli volgesse lo suo parlare a lui e nominasselo, come detto è di sopra, et adiungesse, quanto mi piacque Quando te viddi non esser tra’ rei; cioè tra i dannati; ma coi salvati; cioè quanta allegressa n’ebbi, quasi dica, infinita. Nullo bel salutar tra noi si tacque; ora ritorna l’autore a riferire quello che fe allora che si trovò con lui, dicendo che l’uno salutò l’altro con quel saluto 1, che fanno bell’e conveniente a le persone: allora è bello lo salutare, quando è conveniente a la persona. Questi che introduce l’autore in questo luogo fu Visconti 2 di Pisa Giudici Nino de l’iudicato di Gallura di Sardigna; e fu molto gentile d’animo e di costumi, et ardito e galliardo; e fu filliuolo, o vero nipote, di messer Ubaldo di Visconti di Pisa, lo quale fu bellissimo e galliardissimo omo de la sua persona; e fu lo primo che acquistasse in Sardigna. Unde si conta di lui che, quando venne l’imperadore Federigo a Pisa, lo detto messer Ubaldo essendo in Pisa, venendo a ragionamento co lo imperadore de la galliardia de l’Italiani e de’ Tedeschi, lodando lo imperadore li Tedeschi, e biasimando l’Italiani, messere Ubaldo disse che tre Italiani voleano prendere a combattere con 100 Tedeschi. E fermato lo patto, messere Ubaldo mandò per lo marchese di Monferrato e per Scarpetta de li Ubaldini, li quali elli cognoscea galliardissimi omini, et elli fu lo terzo, et intronno in sul campo in uno prato che si chiama ora lo Ganghio del conte, da tre parti ciascuno di per sè et aspcttonno

  1. C. M. quelle salute, che funno belle
  2. C. M. de’ Visconti