Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/410

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         400 p u r g a t o r i o   xvii. [v. 55-60]

giulo sì, ch’io nol potea vedere. E per questo dimostra l’autore sotto questa finzione due cose; cioè che la volontà de l’angiulo ch’è significata per lo volto, era confermata per grazia, e però lo 1 finge tanto lucente; appresso dimostra come nostra sensualità non può comprendere la natura angelica, nè la grazia illuminante significata per l’angiulo, quando discende in noi.

C. XVII — v. 55-60. In questi cinque ternari lo nostro autore finge che Virgilio li manifesti che questo lume sia l’angiulo, che l’invia a salire all’altro balso, dicendo così, incominciando dal quarto ternario; cioè: Così disse ’l mio Duca; cioè Virgilio come seguitrà ora: Questo è diritto spirito; a differenzia dei mali spiriti dice diritto, che ne la Via d’ire in su; cioè all’altro balso, ne drizza; cioè dirissa noi, senza prego; cioè sensa che noi nel preghiamo, E col suo lume sè medesmo cela; cioè col suo splendore cela sè, sicchè noi nol possiamo comprendere; questo è stato sposto di sopra. Sì fa con noi; cioè lo detto angiulo, come l’om si fa sego; cioè come dè fare seco: cioè l’uno coll’altro, avvicendevilmente l’uno omo dè sovvenire al bisogno dell’altro: e però adiunge: Che qual; cioè omo, aspetta prego; dal prossimo suo, e l’uopo vede; cioè lo bisogno del prossimo, Malignamente già si mette al nego; cioè già si mette a negare l’aiuto suo. E questo è notabile che noi debbiamo sovvenire lo prossimo vedendo lo bisogno, e non debbiamo aspettare ch’elli dimandi: imperò che alcuna volta l’omo vergognoso, inanti si lassa morire ch’elli dimandi; e non sovvenendo che 2 vede lo bisogno, già dimostra a chi à lo bisogno che, s’elli addimandasse, non sovverrebbe; e però desperando non dimanda, e così si viene meno. E posto questo notabile, adiunge lo conforto che Virgilio adiunge a montare suso, dicendo: Or; questo è interiezione esortativa, o volliamo dire che sia avverbio temporale; cioè ora, accordiamo; cioè tu, Dante, et io Virgilio, a tanto invito il piede; cioè moviamo li nostri piedi insieme tu et io; cioè tu, Dante, lo piede de la sensualità, et io lo piede la volontà a sì grande invito, come è questo di montare suso ne l’atto de la penitenzia; e, come è stato sposto più volte, li piedi significano l’affezione e li desidèri: secondo la lettera dimostra lo conforto de l’andamento corporale; e secondo l’allegoria, dell’andamento mentale, Procacciam di salir pria che s’abbui; cioè che si faccia sera, imperò che non si potrebbe poi montare, secondo la lettera che dice che di notte non si può montare; e secondo l’allegoria, sensa la grazia di Dio non si può montare in virtù, e la notte significa lo dipartimento 3 del Sole: e però adiunge: Chè; cioè imperò che, poi non si

  1. C. M. in grazia e però la finge
  2. C. M. chi vede
  3. C. M. lo dipartimento della grazia per lo dipartimento del Sole;