Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/522

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   512 p u r g a t o r i o   x x i. [v. 112-120]

gere, che quello ch’ànno d’entro mostrano di fuori. Io; cioè Dante pur sorrisi; cioè sogghignai, non potendomi tenere, come l’ om che ammicca; cioè come chi accenna ad altri, Per che; cioè per lo qual sorridere, l’ombra; cioè Stazio che prima parlava, si tacque; cioè non disse più, e riguardommi; cioè me Dante, Nelli occhi; cioè miei ove ’l sembiante; cioè l’atto esteriore d’allegressa o di dolore, più si ficca; che in nessuna altra parte del corpo umano: imperò che ne la risa 1 l’occhio s’apre e grilla, e nel pianto chiude e gietta fuor lagrime. Et è qui da notare che le nostre passioni dell’anima sono sì comunicative a certi membri esteriori del corpo, che come sono nell’anima immantenente si dimostrano nei ditti membri, come esemplificato è del riso e del pianto; e per mostrare questo, lo nostro autore àe fatta questa fizione.

C. XXI — v. 112-120. In questi tre ternari lo nostro autore finge come li parea esser preso, se non ch’ebbe licenzia da Virgilio di potere rispondere; e però dice: Deh, se tanto lavoro; quanto è quello che tu ài preso a fare, in bene assommi; cioè arrechi a buono fine, Disse; cioè Stazio a me Dante, perchè la tua faccia; cioè di te Dante, testeso; cioè al presente, Un lampeggiar di riso; cioè uno 2 aprimento di risa: imperò che Dante fece come fa lo lampo, che prima apre l’aire quando esce fuora, e possa chiude, e cusì fece Dante; prima aperse li occhi a ridere mosso da passione, avendo allegrezza che tanto bene volesse Stazio al suo maestro Virgilio, e possa chiuse per obedire Virgilio che l’avea ammonito che tacesse, dimostrommi; cioè a me Stazio; cioè dimmi la cagione? E quinci si può prendere notabile, che l’omo si dè guardare di ridere in cospetto d’altrui: imperò che altri nè pillia sospetto, s’ elli non sa la cagione; e però dice: Or son io; cioè ora sono io Dante, d’una parte e d’altra preso; cioè dall’una parte e dall’altra; cioè da Stazio e da Virgilio. L’una mi fa tacer; cioè Virgilio, che m’àe accennato ch’io taccia, l’altra; cioè parte, cioè Stazio, scongiura; cioè mi prega con ossecrazione, Ch’io dica; cioè ch’io Dante dica perchè io sorrisi, ond’io; cioè per la qual cosa io Dante, sospiro; perchè non so che mi faccia, e sono inteso Dal mio Maestro; cioè da Virgilio, e non aver paura, Mi dice; cioè a me Dante Virgilio, di parlar; cioè a Stazio, ma parla, e dilli Quel che e’ dimanda con cotanta cura; cioè dilli apertamente la cagione perchè sorridesti, sicchè tu Io cavi di sospetto. Virgilio avea accennato Dante che tacesse, perchè non interrompesse lo parlare di Stazio; ma poi che vidde Stazio dubitare del sorridere di Dante, lo conforta ch’elli dica e che lo certifichi: la ragione sempre conforta che l’omo non dia sospetto di sè ad altrui.

  1. C. M. nel riso
  2. C. M. uno appaiamento di riso;