Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/669

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sensualità dei peccati commessi, li quali funno composti dai santi dottori, la ragione e lo intelletto dei quali piangea e doleansi quando li componea, e li errori umani considerava; e però dice che lagrimando mosseno Virgilio. Ora dice che verranno perchè, purgato e scito d’errore, li ditti de la santa Scrittura, lieti perduttivi a la beatitudine li quali funno composti de la ragione e da lo intelletto dei santi dottori, li quali esultavano et iubilavano quando li componeano, parendo loro sempre essere al fatto. Seder ti puoi; cioè tu, Dante, riposarti infin che viene Beatrice; cioè lo testo de la santa Scrittura che vi metterà in contemplazione de la vita beata, e poi andar tra elli; cioè tra quelle erbette, fiori et arbuscelli, operando e considerando quelli. Non aspettar; tu, Dante, dice Virgilio; ecco che lo licenzia, mio dir più: imperò ch’io non ti dirò più nulla, ch’io non ci vallio più, nè mio cenno; cioè nè mia demostrazione. Libero è tuo arbitrio; cioè la tua volontà da la servitù del peccato, perchè se’ purgato, dritto; perchè ài dirissato la tua speransa a Dio, e non ti curi più de le felicitadi et avversitadi mondane, e sano; perchè è sanata in te ogni concupiscenzia, et ogni fomite de l’originale peccato. E fallo fora; cioè fallensa sarebbe, non fare a suo senno; cioè de la tua volontà e tuo arbitrio, poi ch’ella è sanata, dirissata e liberata, Per ch’io; cioè per la qual cosa io Virgilio, te; cioè Dante, sopra 1 te; cioè a la fidansa di te medesimo, corono; di laurea, come poeta: imperò che per te se’ sofficente a fingere, e mitrio; come vescovo e guidatore dell’anima tua a l’eterna salute: imperò che la tua sensualità co la ragione superiore serà atta a seguitare Beatrice; cioè li testi de la santa Scrittura, che ti mosterrà le cose divine che la ragione pratica et inferiore non può comprendere. E qui finisce il xxvii canto, et incominciasi il xxiii.

  1. Il Gradenico leggendo: te sopra me corono e mitrio, commenta: Perchè tu se’ sopra di me e più vedi che io non feci, imperò io te incorono de la corona e mitria poetica sopra ogni mia scienzia, poetria et arte. E.

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