Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/737

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c a n t o   x x x. 727

76Li occhi mi cadder giù nel chiaro fonte;
     Ma veggendomi in esso, i trassi all’ erba:
     Tanta vergogna mi gravò la fronte.
79Così la madre al fillio par superba,
     Com’ ella parve a me; perchè d’ amaro
     Senti’ il sapor de la pietate acerba.
82Ella si tacque, e li angeli cantaro
     Di subito: In te, Domine, speravi,
     Ma oltra pedes meos non passaro.
85Sì come neve tra le vive travi
     Per lo dosso d’ Italia si congela,1
     Soffiata e stretta per li venti schiavi,2
88Poi liquefatta in sè stessa trapela,
     Pur che la terra, che perde ombra, spiri,
     Siccom per foco fonde la candela;3
91Così fui senza lagrime e sospiri
     Anzi ’l cantar di quei, che notan sempre
     Dietro a le note de li eterni giri.4
94Ma poi che ’ntesi nelle dolci tempre
     Lor compatir a me, più che se detto5
     Avesser: Donna, perchè sì lo stempre?
97Lo giel, che m’ era intorno al cuor distretto,6
     Spirito et acqua fessi, e con angoscia
     Per la bocca e per li occhi uscì del petto.7
100Ella pur ferma in su la detta coscia8
     Del carro stando, a le sustanzie pie
     Volse le suoe parole così poscia:

  1. v. 86. C.A. Per li dossi
  2. v. 87. C. A. delli venti
  3. v. 90. C. A. Sì che par foco fonder
  4. v. 93. C. A. alle rote degli
  5. v. 95. C. A. compartire a me, pur come detto
  6. v. 97. C. A. al cor ristretto,
  7. v. 99. C. A. Dalla bocca e dagli
  8. v. 100. C. A. la destra coscia