Pagina:Commedia - Purgatorio (Buti).djvu/800

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   790 p u r g a t o r i o   x x x i i. [v. 85-93]

anco una aquila scendere nel carro e lassare lo carro tutto pieno di suo’ penne, e come un dragone scito de 1 la terra forò lo ditto carro co la coda e portonne uno pesso et andòsi via, e l’altro che rimase tutto si ricoperse de le penne, et incominciasi quive: Poscia per indi ec.; ne la quinta parte finge come lo carro misse fuora teste, e come in sul carro vidde una meretrice et uno gigante, e come lo gigante battea la meretrice per sospetto che pigliava di lei, et incominciasi quive: Trasformato così ec. Divisa la lezione, ora è da vedere la lettera co l’esposizione testuali, allegoriche e morali.

C. XXXII— v. 85-93. In questi tre ternari lo nostro autore finge come, svelIiato e veduto sopra sè Matelda, la dimandò di Beatrice et ella liela mostrò, e però dice così: E tutto; cioè io Dante, in dubbio dissi; cioè tutto dubbioso dissi: Ov’è Beatrice? Perch’io nolla vedea, avea dubbio ch’ella si fusse partita. Ond’ella; cioè Matelda rispuose, s’intende: Vedi lei; cioè Beatrice, sedere sotto la fronda Nuova; cioè sotto li rami dell’arbaro, che di nuovo s’era rivestito de le frondi e de’ fiori, in su la sua radice; cioè del detto arbore, sicchè Beatrice sedea in su la radice de l’arbore sotto le frondi e li fiori. Perchè l’autore finse che s’addormentò e che nel sonno vedesse uno grande splendore, sì che per quello e per l’esser chiamato e dittoli: Levati su, che fai tu? si svelliasse e vedesse stare sopra sè Matelda che fu quella che ’l chiamò, àe dimostrato come intrò nel pensamento de la materia de la tersa cantica; e perchè avea anco a dire alcuna cosa di questa, finse che Matelda, che .significa la dottrina de la santa Scrittura, lo cavasse di tal pensieri, e questo fu sveIliato 2, quasi dicesse: Tu anco ài a dire altro in questa cantica, levati di cotesto pensieri; e perchè a trattare questo li era bisogno la santa Scrittura, però ne dimanda la dottrina che liela mosterrà 3, et ella liela mostra sedere in su la radice dell’arbaro de la scienzia del bene e del male. La quale radice è l’umilità, e la pianta sua si è l’obedienzia: da l’umilità nasce l’obedienzia; la santa Scritura è fondata in su l’umilità di Cristo, e però siede e riposasi in essa, et à sopra sè li fiori e le frondi de l’obedienzia di Cristo che sono li esempli e l’opere virtuose che nascono dall’obedienzia le quali Cristo fece, dei quali è coperta e velata la santa Scrittura. E questo è quello che l’autore àe dimostrato ne le parole ditte di sopra, e mostrali anco Matelda la compagnia, e però dice: Vedi; tu, Dante, la compagnia che la circonda; cioè Beatrice, e questa compagnia, come apparirà di sotto, era sette donzelle; cioè le quattro virtù cardinali e le tre teologiche che intorno stanno a la santa Scrittura: imperò che tutta n’è piena, Li altri; cioè li vestiti

  1. C. M. uscito della
  2. C. M. fu isvelliarlo,
  3. C. M. mostrerà,