Pagina:Commedia - Purgatorio (Tommaseo).djvu/23

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CANTO I. 15 LE MUSE. — IL PARADISO. Nell'entrare Ueirinferno, Il Poeta assomiglia aó a chi , uscito coh lena Affannata dalla tempesta de' flutti alla riva, si volge all'acqua del pericolo e guata: poi assomiglia il primo cercliio dell'Inferno al mare che mugghia per tempesta; e la vita mutJita, a navigante che cala le vele e raccoglie le sarte. Qui la navicella del suo ingegno alza le vele per correre acque migliori , che le crudeli varcate già. K nel Paradiso, del suo canto dice con meno eleganza : Non è polegoio da picciola barca Quel che fendendo va Varditaprora Ne da nocchier eh'a s« medesmo parca (1). E nel principio del Canto secondo si dilatai questa imagine in ben sei terzine contro il solito del Poeta: ma pure essa non è così retlorlcamente lavorata come nel seguente passo del Convìvio, il quale dimostra quanto più diftlcile sia del verso la prosa virile, e come l'alTeltare gli ornamenti poetici sia pericoloso alla prosa: Io tempo chiama e dimanda la mia nave uscire di porto per- chè, dirizzato l'artimone della ragione all'ora del mio desiderio j en- tro in pelago con isperanza di dolce cammino, e di salutevole porto * laudabile. la miglior acqua e canterò e la poesia risurga rammenta quel di Virgilio (2): Sicclides Musae, paulo majora canamus; e l'altro (3): Nuncj veneranda Palcs, magno nunc ore sonandum ; che è più parco di quello di Stazio (4): Non mihi jam solito vatum de more canen- dum; Major ab Aoniis sumenda audacia lucis. Mecum omnes audete Dcae. Ma il risurgere e il surga ancor più di/ettamente rammentano quel de' Salmi: Cantabo , et psalmum dicam. Exsurge gloria mca, exsurge, psalterium et cithara, exsurgam diluculo (5) ; nel qual me- desimo salmo e' trovava forse, al proposito del suo viaggio : Alando dal cielo e mi Uberò (C) ; abbandonò a obbrobrio que' che mi concul- cavano (7). Mandò Iddio la sua misericordia e la sua verità (8) ; e' trasse l'anima mia di mezzo a' leoncelli (9). Dormii conturbato. I figliuoli degli uomini, i loro denti armi e saette, e la lingua spada acuta (10). A queste parole del salmo cinquantesimo sesto altre no (1) Par., XXllI. (7) In questo Canto, t. 4 : Con quel (-) Bue, IV. suono Di cui le Pù^he mUere sentirò (3) Georg., HI. Lo colpo tal, che disperar perdono. (4) Thcb., X. (8) Forse in Beatrice la niiserlcor- (5) Psal. LVI,8, 9. dia e la grazia; la luce del vero in (6) Inf., 11 : Donna è gentil tiel del. Lucia. che si compiange Di questo impedii (9) Inf., I, XXVII; Par., VI. mento ov'io ti mando ; Sì che duro giù- (tOÌ Psal, LVI, 4, h. disio lassù frange.