Pagina:Commedia - Purgatorio (Tommaseo).djvu/78

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b4 PURGATORIO. Là clov’io più sicuro esser credea. Quel da Esti il fé’ far, che m’avea in ira Assai più là che dritto non volea.. Ma s’i’ fossi fuggito invér la Mira Quaud’io fui sovraggiunto ad Oriaco, Ancor sarei di là dove si spira.. Corsi al palude; e le cannucce e il braco M’impigliar sì, ch’io caddi: e li vid’io Delle mie vene farsi in terra laco. —. Poi disse un altro: — Deh se quel disio Si compia, che ti tragge all’alto monte, Con buona pietate aiuta il mio.. Io fui di Montefeltro; i’ son Buonconte. Giovanna, o altri, non ha di me cura; Perch’i’ vo tra costor con bassa fronte. —. Ed io a lui: — Qual forza o qual ventura Ti traviò si fuor di Campaldino, Che non si seppe mai tua sepoltura? — pode.tleria esaoM.J acovo aveva molto schernito il delio rnarchese Questo Jacopo, combalié conlr’Arezzo co’ Fiorentini guelfi nel 1288 (Vili., VII, 420): e fu ucciso quand’andava ptidusià di Milano. Il fatto si è dna Azzo III ambiva la signoria di Bologna, e si guadagnava in Bologna slesso fautori. I quali furono per giusto sospetto cacciati, e chiamato Jacopo a podestà II qual Jacopo incrudelì conti o i (autori di Azzo e spacciò che quest’Azzo • ra giaciuto colla matrigna, ch’era figliuolo di lavandaja. scellerato e codardo ronde i satelliti di AZZO lo seguitarono sempre. (F) Sedea Levil XVII, U: Anima... carnis in ftanguine. eul- E Lact.. (SD Là. Mr, XII: Ulterius ne tende odiis. - X: Justae quihus est Mesentiut trae. — Efiii. Per Estt in Gio. Villani. — Più II Tasso, de’ principi d’Esie:o>?imJ ctlesii; ci- mt’sso insieme con l" ira di D.mte la ripensare a quel di Virgilio: Tnnlaeneanimia coeleslibufi irae! {JEtì, I )

(Lì Mira, tra Ven. zia e Padova.

— Di là: in vita. — Spira: respira {SL) Spira Arist, d<i Part An.: Data anìrrtalihua spirniio Virgilio: Spiranifm wv viro^Mn., Tiisso: Mentre spirano non qndono dell’aria.. (Li Braco: pantano (SL) Palude. Mascolino nel Crescenzio e nel Veneto — Cannucce. fìiambul.: Pantano pieno di cannucce selvatiche. Georg. Il: Ripis fluvialis arundo Caeditur. — Laco. Inf., XXV: Di sanque fece... laco.. (SD Disse. Il Poeta cammina tra loro: quei che gli parla lo segue un poco, poi lo lascia ire: e un altro soltenlra. Rammentiamo che la schiera purisante fre di contro ai dUQ pellegrini. —Buona. C’è anco una trista pietà.

(L) Giovanna, sua moglie. —

Bassa, perchè destinato a più lungo indugio. <SD Montefeltro. Fui di Montefeltro, come vivo; son Buonrnnte, perchè la persona rimane NelXXXIlI dell’Inferno: /’ fu’ ’l conte Vgolino, perché all’altro mondo nessuno è conte. Par., VI: Cesare fui^ e san Giustiniano. — Buonconte Figlio del come Guido di Monieleltro hII cui nel XXVIl dell’Inferno) v;iloroso; peri nella sconfitta ch’ebbero gli Aretini da’ Fiorentini non lontano da Poppi, nel pian di Campaldino. la maitina del dì tJ di giugno del 4289. dove combalte Dante stesso. Dice il Villani (VII, ni) che i due eserciti s’adronlarono più ordinatamente che m;ii s’afl’rontasse battaglia in Italia. - Cura Som, Suo: Pro definìciis nulla cura haberetnr — Bassa.

Virgilio, l’ombra di Marcello nell’Eliso: 5^^/ frons laefa parum, et

dejecto lumina vmtuiJì^n, VI). t (SL) Forza Jìlo., l: Quae vis immanibus applicai oris? — Campai’ dino. Presso a Poppi (Dino)..