Pagina:Commedia - Purgatorio (Tommaseo).djvu/96

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80 PURGATORIO. Verso di te, che fai tanto sottili Provvedimenti, ch’a mezzo novembre Non giunge quel che tu d’ottobre fili.. Quante volte, del tempo che rimembro, Legge, moneta, e uficii, e costume Hai tu mutato, e rinnovato membre!. E, se ben ti ricorda e vedi lume, Vedrai te simigliante a quella inferma Che non può trovar posa in sulle piume^ Ma con dar vòlta suo dolore scherma.. (L) Verso: a paragone.

(SD Memore/ L’usa in prosa

Guidoilo da Bologna. Inf. XXIV: Pistoia in pria di neri si diniayra; Poi Fiorenza rinnova gemi e modi.

II.) Scherma: schermisce, crede

ingannare. (SD Vedi lume. Vive in Toscana. — llnferma. Ha qùesla simiiiludine lo Schmil nel primo capo ilrlia Leqistazione universale Ceu lecium peragrat membris languentibus aeger. In latus alterne laevttm dextrumque recumbens: Neciuvat: inde oculos tollil resupinus in alium: Nusiiuam inventa quies; semper quaesiia: quod illi Primum in dtUcits fuerat, mox lorquet et angit; Nec morbum sanat, ntc fallii tatdia morbi. Polignac. Anii-Lucrei., 1, 4047 ] - Trovar, Jer Thr.. 1,3: Nec mvenit requiem. — Dar. Bocc.: Dar tali volte per lo Iella. Ma., Ili: Fessum.... mutet latus. La simiiiludine degli accallaiorl attorno a chi vince il giuoco, dipinge con evidenza la brama e la pressa; raanon a lutti non parrà bene appropriata al d«’Siderio del premio celestiale, né alla condizione di Dante, il quale si trovava • Ottavia nel forte del duro giuoco in questo povero mondo.... Scioghesi r obbiezione che certe menti volgari ripeiono contro la credenza del Purgatorio; e notasi come da essa sia conciliata la giustizia con la misericordia di Dio. invigorita la speranza de’ vivinli e de’ morti, data una vir’ù liberatrice al rirego <legli uomini, resa più inlima a comunione de’ meriti, più sereno il consorzio della visibile coli’ invisibile società LVlotozione non ha l’usala evitienza; nia cima di giudieio, e fuoco d’amor che compie in un punto sono es|)r«ssioni polenti. Al nome oi Beatrice il Poela si sente rinvigorito dal desiderio, e già ascende coli’ anima le altezze del monte; perchè il desiderio oi vedere lei si confonde col bisogno di conoscere la verità. Virgilio gli addita un’anima che sia e guarda, i due poeti di due secoli cosi diversi, si sentono attratti l’un verso l’altro; Bordello con lo sguardo intento lo chiama a sé; e siccome uomo che dal mollo osservare gli uomini e le cose è fatto sempre più voglioso di conoscere uomini e cose degne, prima di rispondere, interroga. Nessun’alira città che.Mantova, non la sua flessa Firenze e non Roma, avrebbe a Dante ispiralo il concetto di questo Canto, che può dirsi dettato dalla voce di Virgilio viva Virgilio non avrebbe trovata la ()ittura di Sordello, né il verso: A guisa di leon quando si posa; ma Virgilio, Cristiano, avrebbe daio al proprio dolore e allo sdegno un accento di più mite, e però più poterne, pietà. Tanto più notabili, tra la ruvida indegnazione, le schiette parole della terzina: Quell’anima gentil, ai me più bella dell’altra che la precede: Ahi serra Italia/ Ha poi il Ghibellino tre e qu.itiro volle grida al Tedesco, vieni, tra l’altre cose, a veder la pressura de’ tuoi gemili. Tuiia la storia d’Italia è in quel tuoi. I gentiluomini italiani, salvo i Veneti, o erano razza germanica; «