Pagina:Continuazione e fine della Replica del dottor C. Cattaneo alla Risposta dell'ing Giovanni Milani.djvu/2

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REPLICA ALLA RISPOSTA DELL'INGEGNERE MILANI 347

sig. Milani, a datare però da quel giorno che potè veder compiuto il suo Progetto, e giudicarlo sui fatti di tredici mesi, e sul frutto che aveva saputo cogliere dall’opera di trenta ingegneri: potrà parer vero a molti. Ma è pur vero che alcuni non si mostrano ancora persuasi a tanta evidenza; in riguardo ai quali è forza conchiudere, che quel biàsimo rimane ancora troppo inefficace, e scarso, e bisognevole di lunga appendice; poichè ciò che non basta è sempre poco.

Finchè le valevoli ma infide raccomandazioni, che il signor Milani seppe procacciarsi in Venezia e propagare in Milano, rappresentarono in lui l’uomo che alla perizia dell’arte sua aggiungeva la prerogativa, allora assai rara, d’aver visto molte strade ferrate in varie parti d’Europa è naturale che chi amava l’impresa, ripetesse con leale e ragionevole credenza quegli offici, e secondasse per quanto era in lui quella nomina. Il che se non fu prova d’affetto singolare, come tra persone che non si conoscevano, fu ad ogni modo un servigio in tempo opportuno; del quale il sig. Milani non mostrò mai la più fioca reminiscenza,

Si aggiungeva la privata persuasione, in cui fu sempre il dott. C. Cattaneo che si dovesse coltivare il principio dell’unità, sopprimendo quell’infelice idea delle due sezioni véneta e lombarda, la quale è una condizione insuperabile di lentezza, di càbala e d’impotenza. E quindi, nel raccomandare un capo commune a tutta l’opera, egli cercava promovere anche il principio dell’unica amministrazione. E ciò appunto in quel tempo, che menti troppo impróvide e troppo sollécite di moltiplicarsi a casa propria le agiate scranne, compilavano quegli Statuti che perpetuarono la divisione e l’impotenza. I quali si devono osservar fedelmente, finchè non siano riformati; ma si dovrebbero ad ogni buon conto riformare: se pure è vero che ottanta milioni siano cosa di qualche rilievo, e degna di quei riguardi che non si negano a un patrimonio di mille scudi.

A questo fine il dott. Cattaneo nell’aprile 1837, qualche settimana prima dell’elezione del sig. Milani, diceva negli Annali di Statistica (p. 79): “Quanto alla divisione dei lavori tra gl’ingegneri milanesi e veneziani, queste sono idee supérstiti al medio evo; nec nominentur in nobis a proposito di strade ferrate, le quali sono affari di cervelli moderni, anzi il trionfo della moderna età. La strada