Pagina:Continuazione e fine della Replica del dottor C. Cattaneo alla Risposta dell'ing Giovanni Milani.djvu/39

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384 REPLICA ALLA RISPOSTA

Il dott. C. Cattaneo non volle prestarsi ad apporre il suo nome a quell’illegale pasticcio. L’ingegnere in capo sollecitò dunque il suo allontanamento dall’amministrazione. Ebbene, che gli fruttò questo? Il successivo secretario, sig. dott. Campi, fu forse più corrivo a firmare? Dov’è questa sua firma? E qual significato ha in quel luogo invece del nome del secretario della sezione lombarda, il nome un estranio, e sopratutto d’un ingegnere? Che forme nuove e bizzarre son queste, in affari da ottanta milioni?

E non andò guari, che i direttori, dopo un così stolto disprezzo dei consigli rivolti alla loro maggior considerazione, autorità e sicurezza, dovettero gettarsi appiè degli avvocati di Venezia e di Milano, e implorare dall’illustre Marocco un suggerimento, per liberarsi dalla tirannía dell’ingegnere in capo, il quale troppo meritatamente li flagellava, ed erasi “imaginato, com’essi dicono, che quel contratto gli avesse conferito una piena balìa, colla quale diverrebbe il padrone dall’opera, e la Società non meno che la sua Direzione discenderebbero al grado d’un semplice pagatore (V. lettera 15 novembre 1840 p. CXIX). E alla fine furono costretti con grave stento a congedarlo.

Se i direttori avessero in tempo utile dato retta ai buoni consigli, non avrebbero commessa ad irregolari agenzie i più preziosi interessi sociali; non avrebbero sacrificato all’ambizione dell’ingegnere l’Officio tecnico e la solidità degli studj; non avrebbero abbandonata la diramazione da Milano a Monza; non avrebbero lasciato ordinare quell’opposizione, la quale, mentre arrestò per tre anni il corso dell’opera, spinse la Società sull’orlo della liquidazione, la privò d’un terzo degli azionisti, e infine ridusse i direttori stessi all’estremo partito d’una rinuncia provocata da un atto di publica diffidenza. L’illegalità genera la confusione, e la confusione genera l’impotenza e il disonore.

Il sig. Milani, che conosceva gli statuti, che conosceva l’opposizione dei legali, che sapeva per qual causa erasi allontanato il pregiatissimo suo amico il secretario, non sapeva forse d’estorcere dall’ignoranza e dalla debolezza un atto illegale e nullo? Allegherebbe egli ignoranza, e buona fede, e infantile innocenza? L’opera dell’illegalità e della con-